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Arci Liguria contro il decreto sicurezza annuncia iniziative sul territorio

Contestato l'intento di "stroncare un business" che invece sarà potenzialmente alimentato in favore dei criminali che vedono nei numeri dell'accoglienza una possibilità di lucro

Genova. Arci Liguria prende posizione sul decreto sicurezza, annunciando iniziative sul territorio.

“Siamo fermamente convinti – si legge nella comunicazione – che il cosiddetto “decreto sicurezza” sia ingiusto, sbagliato e che contenga elementi di evidente incostituzionalità.
Con esso il governo ha raggiunto l’obiettivo di trasformare in legge la campagna di criminalizzazione del diritto d’asilo e, più in generale, dell’immigrazione. Nei vari progetti di accoglienza sono coinvolte quotidianamente migliaia di persone, tra cui molti delle varie realtà di Terzo Settore, Arci compresa che, onestamente e con professionalità, compiono il loro lavoro e che non si meritano la gogna politica e mediatica a cui sono attualmente sottoposti. Qualora vi fossero o vi fossero state storture e malaffare siamo i primi a chiedere l’accertamento della verità e la condanna dei responsabili ma come si evince non è questo il punto. L’abolizione della protezione umanitaria, l’allungamento dei tempi di detenzione nei centri temporanei – fonte di sperpero di denaro pubblico – la possibilità di trattenere le persone nelle zone di frontiera, la creazione di un elenco di paesi di origine considerati “sicuri” che, può introdurre eccessivi margini di discrezionalità nella valutazione delle domande di asilo, sono solo alcuni degli aspetti negativi del testo che si fonda su una visione distorta dell’accoglienza e che punta a indebolirla fortemente riducendo anche le possibilità di attuazione di progetti basati sul Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati (Sprar) nei quali l’Arci e tanti altri soggetti del terzo settore hanno creduto e sono coinvolti al fianco dei Comuni in Liguria come in tante altre regioni italiane”.

Arci ipotizza che “con questo decreto si configuri una’accoglienza senza integrazione, facendo venir meno il principio cardine per cui una comunità investe in tale direzione, per il bene dei beneficiari accolti e per il bene delle comunità che accolgono. Esperienze positive di percorsi di integrazione e interazione reali e diffuse sui territori che rischiano di essere compromesse con l’apparente intento di “stroncare un business” che invece, al contrario, sarà potenzialmente alimentato in favore di quei soggetti criminali che vedono nei numeri dell’accoglienza una possibilità di lucro. Questo perché, in generale, volendo favorire le grandi strutture da 100/150 posti, di fatto verrà preclusa l’accoglienza in piccoli numeri e in modo diffuso, che ha visto in questi anni il coinvolgimento, per lo più, di appartamenti affittati da privati cittadini. Quello che alcuni chiamano disgustoso business quello odierno è, in realtà, la risposta a un dovere civico che deriva dalla nostra Costituzione e dai trattati internazionali attuato in risposta ad una richiesta da parte dello stato italiano”.

Nei prossimi giorni, annuncia Arci, “saranno diverse le iniziative per affrontare in modo concreto questa situazione d’incertezza per le prospettive del sistema di accoglienza e che pare avere come risultante l’inasprimento dei sentimenti di odio e discriminazione, l’accrescimento di un senso di disagio e la riduzione delle effettive possibilità di un futuro migliore. Per queste persone e per i nostri territori”.