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Vendita delle farmacie comunali, spaccatura in maggioranza a Tursi e la delibera slitta ancora

Mattinata complessa per il centrodestra in commissione consiliari, intanto i sindacati tornano ad avvertire: "Metteremo in campo ogni azione utile a impedire la cessione ai privati"

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Genova. E’ una delle prime vere spaccature in maggioranza, in consiglio comunale a Genova, quella che si è verificata questa mattina in occasione della commissione consiliare sul tema della cessione delle otto farmacie comunali. L’amministrazione ha più volte espresso la volontà di cederle in blocco, per recuperare una cifra che si aggira attorno ai 10 milioni, e pareva che la delibera fosse pronta per essere portata in giunta il prossimo venerdì per poi essere sottoposta al voto del consiglio comunale.

Stamani però diversi consiglieri di maggioranza hanno espresso la loro contrarietà. Se Lorella Fontana, capogruppo della Lega e Luigi Grillo (Forza Italia) hanno chiesto un maggiore approfondimento del tema dicendosi perplessi sulla decisione di vendere attività pubbliche che complessivamente sono in attivo, altri consiglieri come Davide Rossi e Maurizio Amorfini, entrambi Lega, si sono detti non disponibili a votare la decisione. Amorfini, in particolare, ja detto che “mai” voterà la delibera. Anche Franco De Benedictis (Noi con l’Italia), Valeriano Vacalebre e Ubaldo Santi (Fdi) hanno criticato l’ipotesi di vendita.

Prima di presentare la delibera in giunta e poi in consiglio sarà necessaria una riunione di maggioranza, ma trovare un compromesso non sarà semplice. Contro la vendita anche l’opposizione, M5S, Chiamami Genova, Lista Crivello e Pd che pure aveva dato il via libera nel 2013, durante il governo Doria, alla cessione di 3 farmacie comunali. “Ma era per rilanciare le altre 8, come poi è avvenuto”, ha più volte sottolineato Gianni Crivello, ex assessore della giunta di centrosinistra. “Qui si tratta solo di fare cassa”, la critica dell’opposizione. E non solo.

La commissione di stamattina, infine, ha riacceso la battaglia sindacale: “Metteremo in campo, come avvenuto per la difesa delle altre partecipate del Comune di Genova, tutte le azioni utili per scongiurare un regalo ai privati, difendere il lavoro e la socialità”, scrivono in una nota congiunta Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs Uil. Le 8 farmacie comunali genovesi hanno 43 dipendenti che, in caso di vendita, dovrebbero essere riassunti dai privati con clausola sociale.

Non basta, né secondo i lavoratori, né secondo i sindacati. E neppure secondo il Pd. “Non so se la clausola sociale che potrà garantire uno o due anni di assunzione sia sufficiente – dice il consigliere Alessandro Terrile – quello che proponiamo noi è, in caso di vendita, far seguire dei corsi ai lavoratori delle farmacie per reinserirli come impiegati del Comune”. Possibilità che sarebbe resa più semplice dallo sblocco delle assunzioni pubbliche contenuto bel decreto Genova, in via di conversione in legge.