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Una vita in 50 scatole, per gli sfollati di Ponte Morandi rientro a casa tra 8-10 giorni

Martedì nuovo incontro con protezione civile e vigili del fuoco, martedì con il sindaco: potrebbe arrivare il cronoprogramma definitivo

Genova. Dai 40 ai 60 giorni, a seconda di quanti mezzi per i traslochi saranno a disposizione, a seconda delle condizioni meteo – che già in queste ore hanno iniziato a complicare la situazione – e a seconda di quanto tempo ci vorrà, per le circa 260 famiglie di sfollati di ponte Morandi, per rientrare nelle loro case e recuperare beni importanti, oggetti personali, ricordi e – se ce la faranno – anche qualche piccolo mobile.

Martedì, ci sarà un nuovo incontro con i vigili del fuoco e con la protezione civile, spiega il delegato comunale Sergio Gambino ,per tornare a pianificare i rientri. “Rientri che avverranno – spiega Giusy Moretti, una delle portavoce del comitati – per tre volte al massimo, due ore per volte, due persone per volta, con l’accompagnamento dei vigili del fuoco, naturalmente, ci daranno alcune decine di scatole”. Vi sembrano abbastanza? Provate a pensare all’ultimo trasloco che avete fatto.

Il sindaco di Genova – e commissario per la ricostruzione – Marco Bucci vedrà i comitati martedì e, se i sensori installati sul moncone del ponte confermeranno una sostanziale stabilità, potrebbe anche fornire loro una data per l’inizio delle operazioni. Metà ottobre? Verosimile.

Saranno utilizzate delle piattaforme mobili per raggiungere, con scale da trasloco, i piani più alti e quelli medi. Si cercherà, insomma, di limitare al massimo il tempo necessario per i movimenti visto che, se i sensori dovessero dare segnali d’allarme, il tempo calcolato per la fuga è di circa 4 minuti.

“Non so come faremo nelle due ore concesse per tre volte caricare sula piattaforma mobile gli oggetti di una vita – continua il suo sfogo Giusy Moretti, in una lettera pubblicata anche sul gruppo Quelli di ponte Morandi in una scatola ci saranno raccolti indumenti piatti bicchieri, I libri? I quadri? e naturalmente le foto, i lenzuolini della prima culla, i biglietti degli amici, l’orologio dato dalla ferrovia al mio papà, i pelouche delle bimbe, la coperta della mia gattina, mille cose che dovrò scartare per dare priorità alle esigenze pratiche. Ma se facevano parte della mia vita perché le devo abbandonare? Non capisco.Se i sensori danno esito positivo nella lettura del tracciato devo, posso portare via tutto…o no?”.