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Santo Stefano d’Aveto, il fiuto di Alma, cane-carabiniere, per scovare i bocconi avvelenati:

Recentemente nei boschi della zona, un giovane cane da caccia, dopo aver ingerito una sostanza letale messa in un’esca, è deceduto tra gravi sofferenze tra le braccia del suo padrone

Santo Stefano d’Aveto. In queste ore il nucleo antiveleno e i carabinieri forestali di Santo Stefano stanno effettuando un’ispezione all’interno di alcune aree (loc. Casafredda e loc. Alpicella) in cui erano stati segnalati bocconi avvelenati.

Recentemente nei boschi della zona, un giovane cane da caccia, dopo aver ingerito una sostanza letale messa in un’esca, è deceduto tra gravi sofferenze tra le braccia del suo padrone.

Un altro cane di nome Alma, addestrato in Spagna proprio per la ricerca di “esche avvelenate”, accompagnato dal suo padrone, Carabiniere Forestale, ha percorso alcuni sentieri e, con il suo fiuto, ha bonificato l’area dall’eventuale ulteriore presenza di esche avvelenate.

La pratica di usare bocconi avvelenati era in uso dai tempi in cui vigeva la vecchia legge sulla caccia secondo la quale era previsto uccidere gli animali “nocivi”, così definiti, ovvero i carnivori ritenuti competitori sia per le prede da cacciare che per il bestiame al pascolo. Oggi quelle stesse specie un tempo definite “nocive” (lupi, aquile, orsi, ecc.) sono invece particolarmente protette dalle vigenti norme sulla protezione della fauna selvatica omeoterma e per il prelievo venatorio (L.157/1992).

All’epoca questa pratica era considerata lecita ma oggi, al di là del giudizio morale, è una pratica vietata dalla legge: per prevenire e contrastare il fenomeno il ministero della Salute infatti ha emanato l’ordinanza 13/06/2016, annualmente prorogata, che impone il divieto di utilizzo e di detenzione di esche e bocconi avvelenati. Si auspica che queste antiche consuetudini, oggi illecite, non vengano più adottate e che i padroni delle vittime denuncino alle autorità tali reati.