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Rugby, un gioco da ragazze: Cogoleto ha ospitato una giornata dedicata alla palla ovale al femminile

Numerosi gli argomenti trattati in un convegno con la dirigente nazionale Maria Cristina Tonna

Cogoleto. Rugby… Un gioco da ragazze. Sabato 20 ottobre al campo Marco Calcagno di Cogoleto si è sviluppata una giornata dedicata al movimento rugbistico regionale femminile.

La Federazione Italiana Rugby cerca di incrementare le attività in questo particolare settore della palla ovale, anche se le difficoltà che si presentano sono piuttosto pesanti. Al convegno ligure, organizzato dal Comitato regionale capitanato da Oscar Tabor, presente all’evento, hanno preso parte anche il responsabile regionale ligure delle attività al femminile, Carlo Fossati, il responsabile della Commissione tecnica Fabio Nardi, e da Roma è arrivata Maria Cristina Tonna, responsabile del movimento femminile nazionale.

Numerosi gli argomenti trattati per porre le basi adatte a migliorare queste attività. La dirigente nazionale è intervenuta in apertura del convegno asserendo che: “quello che si cerca di fare con questo nuovo progetto al femminile, è cercare di comprendere per quali motivi le donne, abbandonata l’attività agonistica, si estraniano del tutto dal movimento rugbistico. Nel maschile esiste una più forte tradizione rispetto al femminile, anche se i numeri negli ultimi tempi sembrano proprio parlare a nostro favore. Nel giro di pochissimo tempo, dal 2005, quando eravamo solo in seicento, ad oggi, che le praticanti hanno raggiunto il numero di novemila atlete, si comprende che questo settore ha assunto un’importanza sempre più consistente”.

I numeri parlano chiaro, il rugby è sempre maggiormente praticato dal sesso femminile, e questo a tutte le età. Anche nel minirugby e negli istituto scolastici le bambine e le ragazze sono sempre più interessate a questa disciplina sportiva. Nel minirugby, questo da sempre, nei tornei di categoria non esiste distinzione di sesso, e questo senza dubbio agevola lo svolgimento dei raggruppamenti che si organizzano nelle regioni.

“La maggior parte di persone che ora entrano nel nostro mondo – riprende Tonna – non pensano che la nostra storia ha delle radici ben precise, certo non è come il rugby maschile che vanta una lunga storia, ma già nel 1978 nel nostro Paese avevamo già scuole di rugby al femminile ben organizzate. C’era attività a Treviso, Roma, Milano e addirittura a Benevento, e nel 1985 si è potuto disputare il primo campionato nazionale. In quel primo periodo la Fir si era estraniata da questa attività e le prime ragazze praticavano rugby sotto l’egida della Uisp, magari con divise di fortuna, e così anche la prima nazionale si presentò sotto la pertinenza Uisp. In quel periodo economicamente non era certo facile destreggiarsi a modo, essendo costrette anche a pagarsi da sole tutte le lunghe e costose trasferte, ma non ci si arrese e i risultati alla lunga ci hanno dato ragione. Solo nel 1992 questo movimento pionieristico è stato riconosciuto ufficialmente dalla Federugby e dopo anni di sacrifici, nel 2005, spinti anche da movimenti internazionali, nasceva il settore femminile, e veniva organizzata anche la prima Coppa Italia. La creazione di questo trofeo ci ha comunque permesso di dilatare a nostro favore i numeri nel settore seniores”.

Nel 2005 si contavano duecento atlete seniores in Italia, numero comunque limitato e comunque in aumento, ma nel 2007 di seguito alla disputa del Sei Nazioni femminile, si è avuto l’input decisivo, con i primi successi. Nel 2010 è arrivata anche la clamorosa vittoria in Galles, dove in precedenza nessuna altra nazionale femminile era riuscita a prevalere.

“Poi, di seguito, sono arrivate altre tre sorprendenti affermazioni consecutive – riprende Maria Cristina Tonna – che hanno sicuramente convogliato nuove leve, nuove speranze. Fino ad arrivare al 2017 tanto da raggiungere le venti squadre partecipanti all’attuale campionato nazionale. Quello che manca ora al settore femminile è proprio questo ciclo continuo al femminile, appunto, dove le bambine cominciano al minirugby, praticando poi per tutte le categorie ma, una volta smesso di giocare, non si ricollocano più nei rispettivi club. Alcune ragazze fanno le educatrici, nel minirugby, in tutto sono circa trecento in Italia, ma c’è bisogno anche di dirigenti al femminile. Il problema è che non esiste la crescita parallela della presenza femminile al campo. Probabilmente i club non studiano un’accoglienza a loro volta specifica per le bambine, pertanto il nostro compito, delle ex o ancora giocatrici sarà sicuramente quello di tramandare queste tradizioni ed i loro valori, i valori del rugby delle donne”.

Il convegno, che si è svolto nella accogliente club house del Cffs Cogoleto Rugby, è stato seguito con molto attenzione e viva partecipazione dalle persone presenti, analizzando e progettando nuove idee cercando d’individuare le esigenze del rugby locale.

Ad un certo punto è intervenuto Carlo Fossati che ha voluto informare le presenti di un nuovo progetto, che senza dubbio potrebbe diventare un modo pratico per invogliare all’attività rugbistica un certo numero di praticanti al femminile.

“Questo è il momento di chiedervi una collaborazione – chiosa lo stesso – in quanto abbiamo avviato un progetto tutto al femminile a quindici atlete e, per poterlo portare avanti con successo, abbiamo bisogno della vostra insostituibile collaborazione. Questa attività esula dalla Serie A, ed è praticabile anche dalle ragazze che hanno già giocato nella Coppa Italia, o che ci giocheranno, e anche ragazze che hanno anche già giocato in Serie A e attualmente sono ferme. Al di là delle vostre esperienze di club siamo riusciti già la scorsa settimana ad unire tre società liguri formando delle squadre di categorie diverse e prendendo parte attiva ad un torneo giocato in Piemonte”.

Questo nuovo team in teoria potrebbe definirsi come un quindici del Comitato e sarà attuato su tutto il territorio nazionale. La domenica, dopo l’ufficiale convocazione da parte dei rispettivi Comitati regionali Fir, si formeranno queste formazioni a quindici giocatrici e si confronteranno con altre realtà regionali.

“Tutta l’attività deve viaggiare verso il rugby a quindici – interviene Tonna -. La Coppa Italia a sette giocatrici è un adattamento effettivamente tutto italiano, creato comunque unicamente per cercare di aumentare il numero delle atlete. Questo progetto ritengo che potrebbe risultare decisivo per aumentare i numeri anche nella vostra regione”.

Nel pomeriggio, dopo la chiusura del convegno, il folto gruppo di atlete si è confrontato in alcuni allenamenti specifici, e soprattutto nel touch rugby, un’attività che può essere praticata a tutte le età, senza distinzioni di sesso.

Rugby un gioco da ragazze