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Ponte Morandi, “Nonostante la nostra storia, non abbiamo bisogno di promesse da marinaio”: il documento della Valpolcevera alle istituzioni

Genova. Riceviamo e pubblichiamo integralmente il documento che i manifestanti della Valpolcevera hanno inviato alle istituzioni, i commissari Bucci e Toti e il prefetto di Genova Fiamma Spena.

Innanzitutto vi ringraziamo per averci ricevuto, nonostante i gravosi impegni a cui dovete far fronte a causa della tragedia che ha colpito la nostra città, i suoi cittadini e abitanti.
Vogliamo portarvi alcune considerazioni e riflessioni frutto del nostro essere residenti su quel territorio, comprendente e confinante con la ormai tristemente famosa Zona Rossa, che include – come ben sapete – i quartieri della Valpolcevera e di Sampierdarena, in special modo Certosa e Campasso.
In questi 50 giorni avete avuto modo di osservare come proprio la Valpolcevera, dai Comuni confinanti alla foce del torrente, sia la zona maggiormente colpita: completamente isolata dal resto della Città e costretta a fare i conti con una situazione di grave ed estrema difficoltà.
Siamo qui perché abbiamo bisogno di sentirci dare delle risposte concrete e reali che tentino di risolvere le numerose conseguenze del crollo, legate alla tutela del diritto alla salute e alla sanità, della libertà di impresa e del diritto al lavoro, e il diritto alla libertà di movimento, attraverso collegamenti efficaci e sicuri che permettano, pur nel disagio, di sentirci ancora parte di questa nostra Città. Inoltre, portiamo anche le istanze degli sfollati affinché possano, nel più breve tempo possibile, recuperare dalle loro case i propri beni e ricordi di cui hanno necessità per riprendere a “vivere”.
Ma soprattutto abbiamo bisogno di capire se, le istituzioni vogliono veramente restituire dignità alla comunità che vive e lavora in questo territorio da sempre vessato e martoriato. Siamo infatti convinti che la situazione attuale sia causa di una politica di abbandono della nostra periferia, politica che non abbiamo più intenzione di sopportare in silenzio.
Alcuni di noi rappresentano le organizzazioni che si sono date da fare nel momento successivo al crollo, offrendo vicinanza e prossimità a coloro, specialmente minori e anziani, che hanno sofferto più di tutti per la perdita delle proprie abitazioni.
Voi stessi avete potuto constatare, come il tessuto sociale della Valpolcevera sia un tessuto buono, che ha sempre onorato la propria storia – fatta di organizzazioni ecclesiali e laiche – che non sono mai fuggite di fronte alle difficoltà, offrendo aiuto e solidarietà anche ad altre zone e quartieri, devastati dalle ultime catastrofi che hanno colpito Genova.
Accanto al popolo degli sfollati di via Porro, esistono altre categorie di “sfollati”; gli “sfollati dei servizi e del lavoro”. Non si tratta più di categorie o di classificazioni teoriche, ma bensì di una popolazione – che conta ben 70.000 residenti – che rischia di veder morire il proprio territorio, le proprie aspirazioni e i propri progetti. Se la Valpolcevera muore, il destino si ripeterà anche per Genova.
Il timore è quello di assistere ad un effetto domino, che si propaghi similarmente a un’onda d’urto che a partire dalla Valpolcevera, investa tutte le altre delegazioni e il centro città.
Non possiamo assistere alla morte del Porto, a causa dello spostamento dei traffici mercantili e turistici verso altre zone meglio servite dal punto di vista logistico. La Valpolcevera è il passaggio obbligato verso le regioni della Lombardia e del Piemonte, con cui ha condiviso l’epoca del triangolo industriale degli anni ’50 e ’60.
Eppure, non si tratta assolutamente di fantascienza ma di cruda e semplice osservazione della realtà.
Non possiamo pensare che la gente della Valpolcevera rinunci a esercitare il diritto costituzionalmente garantito alla salute e alla sanità perché gli ospedali – adesso – sono troppo distanti dalla propria abitazione e rischiano di essere irraggiungibili nelle emergenze. Non chiediamo la costruzione di un nuovo ospedale, ma di dirci in tutta sincerità se è previsto il potenziamento dell’Ospedale Gallino e del Celesia, almeno con un pronto soccorso, aperto 24 ore, che sia in grado di prestare assistenza a chiunque abbia bisogno di cure urgenti e non procrastinabili.
Vogliamo chiedervi se il progetto della Casa della Salute è un progetto ormai archiviato e sepolto, oppure se potrebbe essere un progetto futuro e certo nel come e nel quando. Sappiamo che alla fine di agosto avevate dichiarato la volontà di agire in questo senso, ora vi chiediamo se questo progetto potrà essere realizzato in tempi certi.
Non possiamo pensare che le realtà imprenditoriali, commerciali e artigianali del territorio siano costrette a dover scegliere tra la chiusura e la delocalizzazione, impoverendo sempre di più un territorio che è già economicamente depresso. Quali risposte potete darci
circa la tutela della libertà di impresa, anch’essa garantita dalla Costituzione repubblicana? E’ previsto un piano di emergenza e di offerta di altri siti che mettano in grado capitale e lavoro di continuare la produzione in loco? Il decreto per Genova non prevede coperture per la Cassa Integrazione Straordinaria o in deroga, o abbiamo sbagliato a interpretare? Che cosa è previsto per i piccoli negozi e gli artigiani della zona? Quali interventi a sostegno di queste realtà è possibile realizzare con i fondi promessi dal Governo, che voi nel vostro ruolo, rappresentate?
Infine la questione che riteniamo fondamentale e da cui si può ripartire per dare speranza di realizzazione dei nostri, e sottolineiamo nostri, sogni e progetti. Una questione fondamentale, dunque, che in attesa del nuovo ponte autostradale, riguarda la viabilità. Perché avete dato l’annuncio della riapertura della strada di sponda – via 30 giugno – come imminente mentre sappiamo che la magistratura ha concluso la fase dell’incidente probatorio e che via 30 giugno può essere dissequestrata. In quanto tempo farete la richiesta? È vero che ormai l’unico ostacolo all’apertura è la demolizione di un capannone con i detriti? Perciò quanto tempo ci vorrà per la riapertura della circolazione su quella strada? E per quanto riguarda le altre due strade che presumibilmente potranno essere riaperte, ovvero Via Perlasca e Corso Perrone, quanto ancora dovremo aspettare? I sensori che dovrebbero valutare la stabilità del ponte sono stati già installati su entrambi i monconi? E quanto tempo ci vuole affinché ci diano delle risposte tecniche affidabili? Chiediamo tempi ragionevolmente certi e presumibilmente rispettabili, altrimenti il rischio è di alimentare una completa e totale sfiducia nei confronti delle Istituzioni che voi con coraggio e fatica rappresentate; non possiamo credere che questo sia il vostro intento. Nonostante la nostra storia e i nostri avi, non abbiamo bisogno di promesse da marinaio. Il calendario serve non per sapere che giorno è oggi, ma per progettare e gestire le incertezze del futuro.
E a proposito di progettazione e programmazione, la nostra valle è stata trascurata sotto tanti altri punti di vista. Oggi che siamo qui tutti insieme chiediamo anche certezze sul prolungamento della metropolitana e sui relativi parcheggi di interscambio, che da molto, troppo tempo, stiamo aspettando. Il parcheggio di Brin quando sarà finalmente aperto? E quando tornerà pubblico e sarà accessibile quello di via Pisoni a Rivarolo?
Oggi più che mai c’è necessità di una nuova alleanza tra Istituzioni e cittadini che sappia fronteggiare, ad un tempo, il disamore per le aggregazioni politiche e la tutela e la crescita del bene comune. Il tenue legame che esiste e si rinnova ad ogni scadenza politica potrebbe essere messo in serio pericolo da comportamenti che, se comprensibili nel desiderio di dare risposte, non lo sono dal punto di vista della vita reale, e di questo chi esercita il diritto di voto ha da sempre dimostrato di possedere una buona memoria.
Noi abbiamo espresso i nostri desideri e le nostre perplessità; ora diteci come possiamo aiutarvi e aiutarci a realizzare non una nuova Genova, ma una Genova nuova. Ringraziandovi ancora per il tempo che ci avete dedicato, vogliamo chiudere augurando a tutti noi di svolgere il lavoro migliore che Genova, e tutti noi, ci meritiamo.

Genova, 08 Ottobre 2018