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Ponte Morandi, in attesa della super perizia svizzera sul tirante crollato la procura inizia a valutare la riapertura di via Perlasca

"Ci sono ancora grandi macerie ma stiamo valutando il modo di riuscire a rimuoverle senza creare intralcio alle indagini", ha detto Francesco Cozzi, a capo dell'inchiesta questa mattina durante un sopralluogo

Genova. Sarebbe un gran bel colpo per la Valpolcevera, per le imprese e i cittadini, e quindi per tutta la città, se si accelerassero i tempi per la riapertura di via Perlasca, la strada di sponda sinistra sul torrente Polcevera chiusa perché ancora interrotta da una quantità ingente di macerie del ponte Morandi. Questa mattina, sul posto, il sopralluogo del procuratore capo di Genova Francesco Cozzi, titolare dell’inchiesta sul crollo del viadotto.

Il sopralluogo ha avuto un doppio scopo, quello di valutare i tempi per la riapertura della strada e quello di osservare il pezzo di strallo della pila 9 – l’ormai noto reperto 132 – prima che venga inviato a uno degli esperti della commissione tecnica, a Zurigo, per delle analisi più approfondite.

Sul tema della viabilità Cozzi ha detto: “Ci sono ancora grandi macerie ma stiamo valutando il modo di riuscire a rimuoverle senza creare intralcio alle indagini”. Il procuratore è in contatto con il commissario per la ricostruzione del ponte, Marco Bucci, che ha chiesto una valutazione sui tempi e i modi per riaprire via Perlasca, riaperta solo in un tratto. Cozzi ha sottolineato che la procura ha ben presente la “necessità di bilanciare le esigenze investigative con quelle della popolazione”. I tempi per la riapertura, tuttavia, si sovrapporrebbero non solo con quelli dell’inchiesta ma anche – in teoria – con quelli della demolizione dei monconi ancora in piedi. Il sindaco Bucci ha più volte dichiarato di voler partire a dicembre con lo smantellamento di ciò che resta del Morandi.

Sul reperto 132, che potrebbe confermare in maniera netto lo stato di ammaloramento della struttura e quindi la necessità, forse non tenuta sufficientemente in conto, di lavori di ristrutturazione, il procuratore Cozzi ha affermato: ”Questo reperto è uno dei più grossi e potrebbe essere fondamentale per permetterci di risalire alle cause del disastro”. Nell’hangar, Cozzi ha potuto verificare che “il lavoro svolto da vigili del fuoco, consulenti e periti è stato fatto a regola d’arte”.