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Ponte Morandi, gli indagati sapevano che poteva crollare ma pensavano di intervenire in tempo

All'esito degli interrogatori e degli elementi acquisiti si aggrava la posizione dei 21 indagati

Genova. La procura di Genova ha contestato l’aggravante della colpa cosciente ai 21 indagati per il crollo del ponte Morandi. La conferma è arrivata questa mattina dal procuratore Francesco Cozzi.

“La colpa cosciente è un grado di intensità della coppa, si chiama tecnicamente colpa di previsione – spiega il procuratore capo – che si configura con la rappresentazione dell’evento che si dovrebbe scongiurare ma con l’intenzione di evitare che si verifichi l’evento. E’ il caso di Guglielmo Tell”.

In pratica, gli indagati sapevano che il ponte poteva crollare ma eran convinti di poter intervenire prima che questo avvenisse, in particolare speravano di poter arrivare tra la fine del 2018 e l’inizio del 2019 quando i lavori di manutenzione sulla pila nove sarebbero nel frattempo partiti. E così nessuno ha deciso di chiudere nel frattempo il ponte al traffico provocando 43 morti e danni enormi a un’intera città.