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Ilva, nuovo tavolo per 474 esuberi di Cornigliano. Fiom: “Mittal fermi lettere o sarà sciopero”

Dovrà essere convocato nei prossimi giorni e riguarda coloro che non saranno assunti da Am Investco. Questo l’esito della riunione del collegio di vigilanza sull’accordo di programma convocato dal prefetto di Genova

Genova. Sarà nuovo tavolo romano, che dovrà essere convocato nei prossimi giorni, a definire il futuro e le garanzie per i 474 lavoratori dell’Ilva di Cornigliano che non saranno assunti da Am Investco. E’ questo l’esito della partecipatissima riunione del collegio di vigilanza sull’accordo di programma dell’Ilva di Cornigliano convocato dal prefetto di Genova.

La Fiom però chiede che nel frattempo non vengano inviate le lettere di licenziamento e riassunzione per i mille dipendenti che saranno invece assunti nella nuova azienda: “Ci è stato detto che bisogna costruire un altro tavolo a Roma – spiega il segretario genovese della Fiom genovese Bruno Manganaro – e questo va bene ma nel frattempo Mittal si deve fermare con le lettere che propongono di licenziarsi dalla struttura commissariale per essere assunti da Mittal. Altrimenti vuol dire che mentre noi cerchiamo di mediare, qualcuno pensa di poter andare avanti a prescindere: a Genova siamo strani, o lo capiscono o ci saranno delle conseguenze”.

Nel mirino finisce anche la politica: “Se la politica prende solo atto e non utilizza il suo potere di condizionare, allora non ci resta altro che fare degli scioperi”. Per la Fiom infatti “un conto sono le persone e quindi il futuro dei 1.474 lavoratori attualmente impiegati in Ilva e un conto sono i posti di lavoro. Se a Genova sono previsti solo 1.000 posti di lavoro, vuol dire che per il futuro si perde una capacità occupazionale delle aree di Ilva di 474 posti. Abbiamo proposto una mediazione, ovvero che il mantenimento di tutti i posti di lavoro venga assicurato lungo tutto il piano industriale di ArcelorMittal che traguarda il 2024, cercando di gestire temporaneamente le altre persone o con la cassa integrazione o sfruttando Società per Cornigliano”.

Per il segretario della Fim Cisl Liguria Alessandro Vella “è inutile che tutti dicano che l’accordo di programma è valido. Se dobbiamo parlare di occupazione e provare a recuperare una parte di lavoratori che oggi non andranno in Arcelor-Mittal attraverso società per Cornigliano ci vogliono soldi, una missione specifica di società per Cornigliano e la garanzia economica per tutti i lavoratori”.

Su altre posizioni più concilianti la Uilm: “Secondo me l’accordo del 6 settembre è compatibile con l’accordo di programma perché abbiamo salvaguardato l’occupazione il reddito dei lavoratori e la clausola di garanzia- afferma il segretario genovese Antonio Apa– per me le aree devono essere mantenute tutte, per il semplice fatto che domani la società si può sviluppare: sostenere oggi che le aree si devono ridurre la considero un’idiozia”.

Fiducioso del buon esito della trattativa il governatore Toti: “Il nostro obiettivo è che Mittal venga e cresca, che nessuno di coloro che lavora in Ilva oggi resti senza un posto di lavoro, e questo è già garantito dagli accordi firmati, e di avere infine semmai più posti di lavoro nel medio periodo” ha detto il governatore ligure al termine della riunione.

Per Toti “il punto è applicare un accordo sindacale che è stato firmato il 6 settembre e che prevede l’ingresso di Arcelor Mittal in Ilva allo specifico dell’accordo di programma di Genova e che tutti compreso Arcelor Mittal riconoscono come ancora vigente, per cui si tratta di dare tutte le garanzie ai lavoratori, di garantire alla città dei livelli occupazionali e di garantire a tutti l’utilizzo delle aree di Ilva”. Il presidente della Regione si dice convinto che ci siano le condizioni per trasporre l’accordo del 6 settembre nell’accordo di programma: “Abbiamo cominciato oggi a lavorarci ci ritroveremo nelle prossime settimane, ognuno con il proprio ruolo ma credo che sia un percorso ben avviato. D’altra parte il fallimento della trattativa sarebbe stato un danno ben peggiore per la città”.

Alla Fiom che chiede di tutelare non solo i lavoratori dell’Ilva ma il lavoro a Genova e sostiene che gli esuberi rappresentino 474 posti di lavoro persi Toti risponde: “Da un punto di vista pratico credo che Mittal abbia intenzione di crescere nell’occupazione. Stiamo parlando di un piano lungo credo e quindi entro il 2024 credo vi siano tutti i tempi per garantire quello che occorre alla città”.