Genova24 - Genova: notizie in tempo reale. Cronaca, Sampdoria, Genoa, Politica, Economia, Sport ...

Decapitò lo zio nei boschi di Lumarzo: confermata in appello la condanna a 30 anni per Borgarelli

Ma per la corte d'appello non c'è stata premeditazione. L'ex infermiere del San Martino ha letto una lettera in aula: "Non so spiegarmi come il grande amore per lo zio si è trasformato in tanta violenza"

Genova.La Corte di assise d’appello del tribunale di Genova, presieduta da Annaleila Dello Preite, ha confermato la condanna a 30 anni di reclusione per Claudio Borgarelli, l’ex infermiere del San Martino che l’11 ottobre del 2016 uccise e decapitò lo zio Albano Crocco nei boschi di Craviasco nel comune di Lumarzo. Ma dopo che in primo grado era caduta l’aggravante della crudeltà visto che era stata accolta la tesi della difesa secondo cui Crocco fu mutilato dopo la morte, in appello è caduta anche l’aggravante della premeditazione. Secondo la corte d’assise d’appello il delitto è stato quindi un gesto d’impeto, dovuto a una rabbia esplosa improvvisamente.

Il difensore di Borgarelli, l’avvocato Antonio Rubino, aveva chiesto di far decadere le aggravanti o in alternativa di considerarle equivalenti alle attenuanti per cercare di ottenere uno sconto di pena ma così non è stato: “Professionalmente sono soddisfatto – spiega Rubino – perché sulla mancata premeditazione dell’omicidio avevo insistito a lungo. Ovviamente essendo il processo in abbreviato, lo sconto di pena avrebbe dovuto automaticamente portare la condanna a vent’anni e non se la sono sentita. Vedremo le motivazioni”.

Il procuratore generale Giuseppa Geremia aveva chiesto la conferma della condanna di primo grado. Borgarelli, in carcere da due anni, in udienza ha letto una lettera manoscritta chiedendo perdono ai parenti di Crocco presenti in aula: “Non c’è giorno che non pensi a quello che ho fatto – ha detto – Amava mio zio che era come un padre putativo, che mi ha insegnato tante cose tra cui l’amore per i boschi”. Poi per quando i due si sono allontanati: “Tanto amore si è trasformato in violenza”

I fatti

Dopo un lungo periodo di dissidi con lo zio circa il passaggio in auto per un vialetto che conduceva al bosco, la mattina dell’11 ottobre 2016 Claudio Borgarelli, infermiere al San Martino, vede lo zio Albano arrivare in auto nella sua proprietà. Esce di casa armato di pistola e di machete. I due litigano furiosamente, forse lo zio in segno di spregio gli sputa addosso. Borgarelli perdere il senno: spara allo zio alle spalle, poi con il machete gli taglia la testa. Porterà il corpo nel bosco dove sarà ritrovato la notte successiva dopo che i famigliari avevano allertato le forze dell’ordine della scomparsa. La testa invece viene messa in un sacco nero e verrà gettata dal nipote qualche ora dopo il delitto.
L’abitazione di Borgarelli venne perquisita e i carabinieri mettono cimici ovunque. Borgarelli viene intercettato mentre parla da solo nel suo furgone e descrive nel dettaglio l’omicidio. Tre giorni dopo l’arresto l’uomo crolla poi davanti al gip confessando il delitto.