Il caso

Psicologi tra i banchi nella scuola di Samuele, morto nel crollo di ponte Morandi

Genitori perplessi: "Non siamo stati avvertiti, perché rivangare a un mese di distanza?", ma la preside difende la prassi del Miur: "Professionisti preparati a situazioni d'emergenza, sapranno seguire i bambini"

samuele robbiano

Genova. Anche un team di psicologi questa mattina alla scuola San Giovanni Bosco di Campomorone, in Valpolcevera, nell’entroterra di Genova. L’istituto era frequentato da Samuele Robbiano, il bimbo di 8 anni morto nel crollo del ponte Morandi insieme al padre Roberto e alla madre Ersilia Piccinino. Nella scuola elementare, coordinato da Federico Bianchi di Castelbianco, esperto di psicoterapia infantile, uno staff di professionisti che hanno operato sul campo anche in situazioni come il terremoto dell’Aquila o ad Amatrice. La presenza degli psicologi, che supporteranno le maestre e i bambini, è stata predisposta dal ministero dell’Istruzione in collaborazione con la dirigenza scolastica.

Perplessi i genitori: “Siamo preoccupati – dice Andrea Lagostena, padre della bambina che era compagna di banco di Samuele – perché a distanza di un mese i nostri figli avevano già assimilato la tragedia e questo potrebbe essere un rivangare il dolore, inoltre siamo certi della professionalità dello staff di psicologi, ma avremmo voluto essere avvertiti in via preventiva della loro presenza”.

Elena Tramelli, dirigente scolastica della San Giovanni Bosco, difende la scelta del Miur: “Non si tratta di una situazione improvvisata, è una prassi collaudata e decisa dal ministero, il team di psicologi saprà come muoversi, con delicatezza, tra i bambini”.

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