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Ponte Morandi, incidente probatorio a fine settembre nell’aula bunker del tribunale

La prossima settimana sarà fissata l'udienza: almeno 200 persone potranno partecipare alla discussione sulla maxi perizia

Genova. Sarà fissata intorno a fine settembre l’udienza per l’incidente probatorio del ponte Morandi, il viadotto della A10 crollato il 14 agosto.

Sotto le macerie del ponte i corpi di 43 persone. La procura oggi ha notificato gli avvisi di garanzia, insieme alla richiesta della maxi perizia in contraddittorio ai venti manager indagati.

L’ultimo a ritirarla nella sede della guardia di finanza è stato l’ad di Autostrade Giovanni Castellucci che dopo essere arrivato da Roma per partecipare alla presentazione del progetto di ponte da parte di Renzo Piano, è andato alla comando della Guardia di finanza a Sampierdarena a ritirare l’avviso di garanzia.

castellucci

Gli indagati
Oltre a Giovanni Castellucci, ad di Autostrade, sono indagati Mario Bergamo, il responsabile della manutenzione che, nel 2015, affidò il progetto a Spea, e il suo successore, arrivato nel 2017, Michele Donferri Mitelli, che avrebbe potuto chiudere il ponte al traffico. Ma ci sono anche il direttore operativo centrale, Paolo Berti, Paolo Strazzullo, responsabile del progetto di retrofitting, Stefano Marigliani, direttore del primo tronco, e il suo predecessore, Riccardo Rigacci. Per Spea, la procura ha indagato Massimiliano Giacobbi, responsabile del progetto, del direttore tecnico, Emanuele De Angelis. Per il Mit figurano nell’elenco il responsabile della direzione generale per la vigilanza, Vincenzo Cinelli e il suo predecessore, Mauro Coletta, insieme al funzionario Bruno Santoro, che fa parte della commissione d’inchiesta istituita dal ministro Toninelli dopo il crollo. E ancora, il capo ufficio ispettivo territoriale Carmine Testa. Al provveditorato delle opere pubbliche di Piemonte, Liguria, Valle d’Aosta sono indagati il provveditore Roberto Ferrazza e il dirigente Salvatore Bonaccorso. Con loro anche i componenti del comitato tecnico che analizzò il progetto di retrofitting del viadotto presentato da Autostrade: Mario Servetto, Giuseppe Sisca, Antonio Brencich. Ferrazza e Brencich erano stati nominati nella Commissione ispettiva sul crollo voluta dal Mit. Il primo è stato poi rimosso, mentre il secondo si è dimesso. 

La ricostruzione degli investigatori
Nel il 2015 Mario Bergamo, responsabile della manutenzione di Aspi, affida a Spea il progetto. Su quale base venga presa la decisione di intervenire non è ancora chiaro: è uno degli aspetti oggetto di indagine. Le email interne e i messaggi raccontano come in Autostrade, ma anche in Spea, in molti sapessero: “Non possono reggere”, dicevano. Ma il tempo trascorre invano, perché è solo nel 2016 che Autostrade commissiona uno studio al Cesi e solo nel 2017 gli ingegneri del Politecnico di Milano parlano della necessità di monitorare il viadotto. Finalmente nel consiglio di amministrazione che si tiene a ottobre del 2017 si delibera l’intervento straordinario, con uno stanziamento di 20 milioni di euro. Il comitato tecnico dà l’ok, anche se rileva come i tiranti siano corrosi del 20%, Nel febbraio di quest’anno il progetto arriva infine al Mit senza alcuna prescrizione su una eventuale chiusura al traffico o un alleggerimento. Al ministero passano però mesi prima del via libera ai lavori che arriva sono a giugno. Sarebbero dovuti cominciare questo autunno. Troppo tardi.


I tempi della maxi perizia

La richiesta dei sostituti procuratori Walter Cotugno e Massimo Terrile è arrivata oggi nell’ufficio del gip. Gli avvocati degli indagati hanno 48 ore di tempo per presentare eventuali controdeduzioni, anche se difficilmente arriveranno visto che si tratta di un atto proprio a garanzia degli indagati che potranno partecipare alla formulazione dei quesiti e nominare propri consulenti tecnici a difesa. La prossima settimana quindi il gip fisserà l’udienza per l’incidente probatorio che dovrà essere notificata anche alle 145 parti offese (parenti dei 43 morti e i 16 feriti) che potranno partecipare all’udienza. Per questo quasi certamente l’udienza sarà fissata a fine settembre. Nella prima udienza il gip sentite le parti, formulerà i “quesiti”, cioè le domande circa lo stato di manutenzione del ponte a cui dovrà rispondere un perito che sarà lo stesso giudice a nominare nel corso della medesima udienza.
Oltre ai quesiti il perito avrà un tempo massimo entro cui dopo aver svolto i sopralluoghi e tutti gli atti necessari (rispetto ai quali saranno avvisati e potranno partecipare i consulenti nominati dagli indagati) dovrà presentare una relazione. A quel punto verrà fissata una nuova udienza per la discussione

L’aula bunker
Tutta questa prima fase di indagini preliminari (ma anche il successivo processo) si svolgeranno nell’aula bunker del tribunale di Genova. L’unica in grado di ospitare un numero di parti che si aggirerà almeno intorno alle 200 persone: basti pensare che i 20 indagati saranno accompagnati dai loro avvocati, spesso più di uno, e dai consulenti e le parti offese potranno assistere con i loro legali e eventuali consulenti. Essendo una fase di indagini preliminari le udienze si svolgeranno a porte chiuse. Nell’aula bunker di palazzo di giustizia si sono svolti tutti i più importanti processi degli ultimi anni da quelli del G8 a quelli contro la criminalità organizzata (basti pensare al processo La Svolta) al processo per il crollo della torre Piloti.

Foto cantiere ponte Morandi vigili fuoco zeggio

La demolizione del ponte
Vista l’esigenza della procura di svolgere l’incidente probatorio prima della “modifica dello stato dei luoghi” le operazioni per la demolizione dei due tronconi di ponte Morandi non potranno essere avviate finché il perito non avrà terminati i sopralluoghi sul ponte. Visto che realisticamente il perito (o i periti) nominati dal giudice, cominceranno a lavorare a ottobre difficile pensare che la demolizione possa avvenire prima della fine dell’anno.