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Il registro amministrativo delle famiglie è realtà, Pd: “a Genova famiglie di serie A e di serie B”

Nonostante la "maratona oratoria" dell'opposizione, la proposta del registro è stata approvata questa notte

Genova. Da oggi è attivo il registro amministrativo delle famiglie. Nonostante un lunghissimo elenco di emendamenti portati dall’opposizione, la proposta di deliberazione presentata dai consiglieri Mario Mascia (Forza Italia), Lorella Fontana (Lega Salvini Premier), Stefano Costa (Vince Genova), Alberto Campanella (Fratelli d’Italia), Francesco De Benedictis (Noi con l’Italia), la proposta è stata approvata dal consiglio comunale ieri in tarda serata, dopo le 23.

Nella delibera viene specificato che la creazione del registro non intende configurare alcuna irragionevole disparità di trattamento rispetto alle altre formazioni sociali previste e tutelate dalla normativa (unioni civili, convivenze di fatto e anagrafiche), alle quali si intendono automaticamente estesi i benefici e le agevolazioni nella fruizione dei servizi in ipotesi attribuiti da atti e disposizioni dell’amministrazione comunale ai componenti dei nuclei iscritti al registro. Non si capisce bene dunque perché è stato così urgente l’approvazione della delibera per creare questo documento senza audire sindacati e associazioni, se non per questioni (anche statistiche) legate all’Isee, visto che l’iscrizione al registro viene effettuata a richiesta e avviene d’ufficio solo per i nuclei famigliari di cui è stata presentata la Dsu, dichiarazione sostitutiva unica, ai fini del calcolo dell’Isee per l’accesso a prestazioni sociali agevolate.

Per nucleo famigliare si intende però solo una coppia di sesso diverso, sposata, con figli conviventi.

“Nonostante i nostri 51 emendamenti e una maratona oratoria per illustrarli senza sosta durata circa 4 ore, il consiglio comunale alle ore 23 ha approvato l’istituzione del Registro delle famiglie, cui potranno iscriversi solo le coppie sposate – scrive sul proprio profilo Facebook Alessandro Terrile, consigliere del Pd, primo firmatario degli emendamenti -una delibera che non ha senso, che non ha eguali in Italia, della quale neppure i firmatari sono riusciti a spiegare gli obiettivi e le finalità. Una delibera portata in aula con procedura d’urgenza, senza ascoltare i tanti soggetti associativi che avrebbero proposto modifiche e miglioramenti. Resta il fatto che il Comune di Genova attiverà il nuovo Registro cui non potranno accedere coppie di fatto, conviventi, divorziati e tutte le altre formazioni sociali diverse dalla famiglia fondata sul matrimonio”.

Secondo Terrile “il Comune di Genova chiude gli occhi sulla realtà, visto che oggi i bimbi nati fuori dal matrimonio sono la metà dei nati ogni anno in città, e torna indietro di una quarantina d’anni ignorando le tutele che il nostro ordinamento assicura alle formazioni sociali diverse dal matrimonio. A Genova ci saranno famiglie di serie A e di serie B”.

Gli fanno eco i consiglieri del suo gruppo: “Non crediamo che in questi giorni, di tragica emergenza dopo la caduta del Ponte Morandi, la discussione di questo documento sia di attualità e di reale utilità per i cittadini.
Si tratta invece, a nostro avviso, di una proposta fortemente divisiva, attraverso la quale si arriverebbe a distinguere tra famiglie di serie A e famiglie di serie B, anche in tema di benefici e strumenti di assistenza, che rischierebbero di essere assegnati secondo criteri amministrativi e non in base ai bisogni.
E questo non è certamente quello di cui la nostra città ha urgenza. Oggi, più che mai, occorrono invece, da parte delle istituzioni, unità, condivisione, inclusione e sostegno secondo criteri più ampi e non restrittivi, disponibilità che noi abbiamo dimostrato coi fatti subito dopo il 14 agosto.
In molti oggi hanno protestato contro questa delibera, decine di associazioni e sindacati che hanno
chiesto di essere auditi per portare il loro contributo e proporre modifiche. Purtroppo però la loro richiesta non è stata accolta; questo rifiuto dimostra la scarsa sensibilità della maggioranza che indebolisce così il lavoro da perseguire nell’interesse della città.

Polemico anche il Movimento 5 Stelle: “Ci sembra davvero di essere tornati al Medioevo – dice il consigliere Maria Tini – una delibera discriminatoria e foriera di discordia che ci siamo vergognati di dover discutere in aula oggi spendendo oltretutto così tanto tempo che avrebbe potuto essere dededicato all’emergenza che stiamo vivendo dal 14 agosto. All’atto della votazione di questa orrenda pratica, in segno di protesta come sempre civile, siamo usciti dall’aula in quanto non solo non condividevamo il testo del documento ma anche per condannare fermamente il tono autoritario e antidemocratico che questa maggioranza ha assunto durante tutto l’iter che ha portato alla votazione”.