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Fondi Lega, Il tribunale del Riesame: “Il sequestro dei conti può ripartire”

Per il tribunale "la Lega non può ora invocare l’estraneità del soggetto politico Lega Nord rispetto alla percezione delle somme confluite sui suoi conti"

Genova. La Procura di Genova può proseguire nel sequestro dei conti della Lega fino al raggiungimento dei 49 milioni di euro, profitto del reato per il quale sono stati condannati l’ex tesoriere della Lega Francesco Belsito e l’ex segretario del Carroccio Umberto Bossi. Secondo il Riesame “siccome La Lega Nord ha direttamente percepito le somme qualificate in sentenza come profitto del reato […] in quanto oggettivamente confluite sui conti correnti, non può ora invocarsi l’estraneità del soggetto politico Lega Nord rispetto alla percezione delle somme confluite sui suoi conti e delle quali ha pertanto direttamente tratto un concreto e consistente vantaggio patrimoniale”.

Il Riesame, conformemente a quanto affermato dalle sezioni Riunite della Cassazione, rileva come “poiché il fine del sequestro consiste nel ristabilire l’equilibrio economico alterato dalla condotta illecita l’adozione del sequestro preventivo, non è subordinata alla verifica che le somme provengano dal delitto in quanto il denaro deve solo equivaler all’importo che corrisponde al profitto del reato, non sussistendo alcun vincolo pertinenziale tra il reato e il bene da confiscare”.

I giudici genovesi rispondo alla tesi degli avvocati del Carroccio che avevano invocato l’illegittimità costituzionale della normativa in materia di confisca, perché impedirebbe al partito di svolgere attività politica. Per il Riesame l’istanza della Lega appare “manifestamente infondata in quanto nella fattispecie la confisca obbligatoria è finalizzata al fine certamente legittimo e conforme ai principi dell’ordinamento giuridico interno e sovranazionale di assicurare allo Stato il profitto del reato ricercandolo ovunque e presso chiunque sia confluito rammentandosi sul punto che le parti civili del presente procedimento sono gli stessi organi costituzionali dello Stato”.

Ancora: “Non solo non esiste alcuna norma che stabilisca l’ipotesi di immunità per i reati commessi dai dirigenti dei partiti politici ma anzi esiste una precisa disposizione di legge che impone la confisca addirittura come obbligatoria nel caso in esame”.

“È una vicenda del passato, sono tranquillo, gli avvocati faranno le loro scelte: se vogliono toglierci tutto facciano pure, gli italiani sono con noi», ha commentato il leader della Lega e vicepremier Matteo Salvini a margine di una conferenza stampa. Spero che la procura di Genova si impegni sulla tragedia di Ponte Morandi. Io sono tranquillo, continuo a lavorare, i processi e le storie del passato che riguardano fatti di otto o dieci anni fa non mi appassionano”.

I difensori della Lega potrebbero ora impugnare la decisione e ricorrere ancora in Cassazione. Era stata proprio la Cassazione ad aprile a rinviare al Riesame il caso, dopo aver accolto la richiesta della Procura di poter sequestrare fondi del Carroccio, oltre a quelli già trovati. I difensori del Carroccio avevano presentato una consulenza “per dimostrare che i soldi che la Lega ha in cassa ora sono contributi di eletti, donazioni di elettori e del 2 per mille della dichiarazione dei redditi. Sono somme non solo lecite ma che hanno anche un fine costituzionale: consentono al partito di perseguire le finalità democratiche del Paese. Dire che sono profitto del reato è un non senso giuridico”. Il procuratore Francesco Cozzi aveva annunciato che nel caso in cui il Riesame accogliesse la decisione della Cassazione avrebbe chiesto l’immediato sequestro dei fondi.