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Ilva, la Fiom: “Di Maio convochi un tavolo su occupazione e accordo di Genova”

Anche Confindustria esprime “preoccupazione”

Genova. “Di Maio convochi un tavolo sull’occupazione e al suo interno un tavolo specifico per Genova perché non abbiamo più intenzione di fare incontri a due con l’azienda. Al tavolo vogliamo che sieda anche il Governo”. Lo chiede il segretario della Fiom genovese Bruno Manganaro a 48 ore dall’affollata riunione al Mise dove Arcelor Mittal ha illustrato le migliorie rispetto al piano ambientale mentre nessun riferimento è stato fatto rispetto all’occupazione.

“Il primo problema – ricorda Manganaro – è capire qualche sarà la decisione rispetto alla gara. Se Mittal sarà considerato il vincitore allora ripartirà la trattativa, sennò il governo ci dica se ha in mente un’altra cordata, ma sarà praticamente inevitabile un contenzioso con Mittal. In ogni caso resta quel che abbiamo detto: 14 mila sono i dipendenti Ilva e tali devono restare”.

Il vice premier Di Maio ha ribadito che una decisione rispetto alla validità della gara sarà presa a settembre: “Difficile in ogni caso pensare che possa anche esserci il passaggio entro il 15 per cui il governo dovrà comunque firmare un altro decreto di proroga. Di Maio ha parlato di legalità prima di tutto, ma per ciò che riguarda Genova deve sapere che se la legge vale per le gare vale allo stesso modo per l’accordo di programma”.

Anche Confindustria si è detta preoccupata per la situazione Ilva:  “La vicenda Ilva ci preoccupa, non si può mettere in dubbio le trattative già avviate da tempo dopo sei anni di gestione commissariale – ha detto il presidente degli industriali genovesi Giovanni Mondini – un anno di processo di gara aperto con un investitore, che è il più grande produttore d’acciaio in Europa, va bene che il nuovo Governo debba vedere il dossier, però non si può sempre fermare e rivedere tutto a causa di una presunta illegalità, piuttosto che dover sempre verificare i costi-benefici di tutto”.

Per Confindustria “non si può ogni volta fermare dei processi e riavviarli poi con grande confusione, – sottolinea Mondini – la filiera dell’acciaio che deve pianificare il suo lavoro, due anni fa si sarebbe aspettata che l’investitore avrebbe rilanciato la produzione, sarebbero partiti certi contratti di appalto, certe manutenzioni, mentre oggi di nuovo si trova in una situazione di incertezza”.

“È da oltre un mese che assistiamo al tentativo di attribuire ad altri le scelte che deve fare lui se ci sono irregolarità nella gara la annulli, altrimenti si vada avanti . Basta traccheggiare i lavoratori dell’Ilva e tutto il paese stanno vivendo col fiato sospeso questo gioco a scarica barile su cui pesa l’incertezza” commenta il segretario regionale della Fim Cisl Alessandro Vella.

“É chiaro a tutti che al di là di richieste di incontri specifici, da questa vertenza se ne esce tutti insieme – dice ancora il segretario della Fim – il problema rimane oggi prioritariamente quello che senza una strada lineare univoca sul futuro della siderurgia il rischio di un baratro è alle porte. Oggi gran parte per dell’acciaio necessario a costruire le navi, di cui a Genova e in Liguria abbiamo importanti aziende, l’automotive ecc. lo importiamo dalla Germania. Non si puó essere sovranisti in tv e poi importare acciaio perché abbiamo i nostri siti che girano al minimo della loro reale capacità produttiva”.