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Crollo ponte Morandi: si indaga su manomissione video Autostrade, ma un’altra telecamera ha ripreso il crollo

Oggi i consulenti in Procura. Cozzi: "Sequestrate decine di migliaia di pagine"

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Genova. La squadra mobile di Genova sta indagando sul blackout delle telecamere di Autostrade per l’Italia che non ha ripreso il crollo del ponte Morandi per verificare che non ci siano state manomissioni successive al crollo, ma c’è un’altra telecamera in possesso degli investigatori che ha ha ripreso il collasso del viadotto che ha ucciso 43 persone. La conferma arriva dalla Procura di Genova.

Il video è quello fornito dalle telecamere fisse dell’azienda Ferrometal che ha sede in corso Perrone non lontano da Ansaldo Energia. Il video è in possesso degli investigatori e non è stato ancora diffuso: “E’ estremamente utile che questo video non sia conosciuto o conoscibile da eventuali testimoni affinché non influenzi quello che un testimone oculare ha visto o meno. Questo nel contempo consente di ‘tagliare le gambe’ a persone che invece mitizzano ricostruzioni fantasiose, non vere, impossibili o altro. Diventa il test di verifica di credibilità in buona fede di una versione”.

Nel frattempo gli investigatori stanno anche sentendo i testimoni oculari della tragedia. Oggi intanto in procura si è tenuta una riunione tra i consulenti tecnici nominati dalla procura Piergiorgio Malerba e Renato Buratti e il sostituto procuratore Massimo Terrile se segue le indagini.

I consulenti hanno anche cominciato a studiare le carte sequestrate ieri dalla guardia di finanza. “Si tratta di decine di migliaia di pagine – ha detto il procuratore Cozzi – che i nostri uffici stanno catalogando e digitalizzando: non è un lavoro semplice né breve”. Confermato anche il sequestro di mail ed sms che potrebbero contenere commenti e affermazioni decisive per le indagini.

La maxi indagine aperta il 14 agosto, subito dopo la tragedia, occuperà a tempo pieno per i prossimi mesi due pubblici ministeri proprio in un momento in cui all’organico della procura di Genova mancano cinque pm: “Per poter lavorare abbiamo bisogno di risorse e di uomini” ha detto il procuratore Cozzi che ha scritto in questo senso al ministero della Giustizia