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“Amadou resiste”: dalla Val Bisagno una storia di solidarietà e mutuo soccorso

Il 20enne, cacciato dalla comunità per il furto di un telefonino a un compagno di stanza, rischiava di finire per strada

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Genova. Amadou compirà vent’anni tra dieci giorni. E’ arrivato a Genova che era ancora minorenne: il viaggio fino alla Libia, poi il barcone, il pullman, infine Genova. In Gambia ha lasciato il padre e due fratellini. E’ stato inserito in una comunità, andava a scuola e l’italiano lo ha imparato velocemente.

Tutto bene fino a quest’inverno quando qualcosa non è andato per il verso giusto: qualche frequentazione sbagliata, tante assenze a scuola e il culmine con il furto di un telefonino a un altro ragazzo della stessa comunità in Val Bisagno. Immediata la denuncia: l’allontanamento dalla struttura dove era ospitato è arrivato nel giro di due settimane.

Il ragazzo, che è richiedente asilo, non è finito a vivere per strada e magari a delinquere per sopravvivere solo grazie all’intervento degli attivisti del centro sociale Pinelli che già conoscevano Amadou perché frequentava insieme ad altri richiedenti asilo della zona la palestra sociale di pugilato.

Amadou da più di un mese può mangiare e lavarsi ogni giorno grazie ai ragazzi del collettivo e, nel contempo, tenta anche di rimettere ordine alla sua vita, che per colpa di una ‘stupidaggine da ragazzetto’, rischia di essere del tutto compromessa.

“Sa di avere sbagliato, ma è evidentemente solo un ragazzino che avrebbe avuto bisogno di un po’ di supporto in più – racconta un ragazzo del collettivo Pinelli – Noi lo stiamo aiutando sia per le esigenze quotidiane sia per capire cosa sarà il suo futuro. Stiamo parlando con avvocati per vedere se la denuncia può essere ritirare e se può rientrare in un percorso di comunità ma anche con medici e psicologici perché il problema principale di un ragazzo di vent’anni che si trova completamente solo è anche quello di avere qualcuno con cui parlare”.

La storia di Amodou non è solo la storia di un ragazzino che ha fatto un errore ma è quella di un sistema che se da un lato dà delle regole precise di convivenza (l’ingresso nelle strutture di accoglienza prevede l’accettazione di un regolamento che deve essere rispettato) dall’altro abbandona al suo destino chi sgarra così come chi, una volta ottenuto l’agognato permesso, si ritrova comunque senza un lavoro né una casa, né prospettive.

Per quello che “oltre essere un gesto di solidarietà consideriamo un atto politico e di mutuo soccorso”, ora i ragazzi del collettivo stanno organizzando cene di finanziamento, hanno avviato una raccolta fondi ha avviato una raccolta fondi (Questo il numero del conto corrente
IT17U03268223000EM000307967) e stampato delle magliette: le spese da affrontare non mancano, da quelle quotidiane per il cibo a quelle per la scuola che ricomincerà a settembre ai vestiti all’abbonamento del bus. Chiunque voglia saperne di più può contattare direttamente il collettivo Pinelli sulla sua pagina facebook. Nelle prossime settimane, in attesa di capire quale sarà il futuro di Amadou, saranno organizzati altri appuntamenti informativi nel quartiere.