Strategia

Spim, dieta dimagrante di 34 milioni sul capitale sociale per ridurre il debito

Sui 136 totali, è la scelta del Comune per fare fronte alle osservazioni della Corte dei conti e al rischio crac per la partecipata immobiliare

Genova. Una riduzione di 34 milioni dal capitale sociale di Spim, la partecipata che gestisce i beni immobiliari del Comune, per andare incontro alle richieste di risanamento della Corte dei Conti. La misura, presentata questa mattina durante la commissione Bilancio a palazzo Tursi dall’assessore Pietro PIciocchi, è stata votata dai commissari e sarà discussa in una delle prossime sedute del consiglio comunale. Il capitale sociale di Spim passerà quindi da 136 a 102 milioni di euro che serviranno per ridurre l’esposizione nei confronti delle banche.

Oggi il debito della società, ingigantito dalla discussa triangolazione di compravendita tra Fiera di Genova, Nuova Foce e la stessa Spim, e a causa degli squilibri sugli affitti del palazzo del Matitone, ammonta a circa 30 milioni di euro. Non sono inclusi altrettanti milioni di euro legati a leasing. “Il piano di risanamento è stato depositato presso la Corte dei Conti – spiega Piciocchi – il nostro obbiettivo è mettere in equilibrio la società dal punto di vista finanziario, non possiamo permettere che vada in stato di insolvenza, avremmo potuto decidere di liquidarla ma non abbiamo voluto farlo sia per salvare le 11 persone che ci lavorano, sia perché è uno strumento importante di valorizzazione del patrimonio del Comune”.

La salvezza dei conti di Spim dipenderà molto dalla buona riuscita dell’operazione Waterfront Levante. Il 31 luglio scade il termine per la presentazione della manifestazione di interesse per le aree della Fiera. Perplessità dall’opposizione. “Da un lato si indebolisce il capitale – dice Paolo Putti, consigliere di Chiamami Genova – dall’altro si conta di rientrare nei conti con un’operazione su cui non esistono certezze”.