Parenti serpenti

Sequestra insieme ai figli il fratello parroco, lo riempie di barbiturici e si cointesta tutti i beni

La sorella e i due nipoti patteggiano 2 anni. All''anziano, che è potuto tornare in Sicilia, hanno provato a sottrarre oltre mezzo milione di euro

Genova. Lo hanno prelevato dalla Sicilia dove era sacerdote per sequestrarlo in casa, riempirlo di barbiturici e cointestare un conto per spendere i suoi averi e fare la bella vita. Vittima di questa triste storia di cinconvenzione è L.R. che oggi ha 90 anni. I fatti risalgono a qualche tempo fa. L’anziano era stato portato dalla Sicilia a Genova dalla sorella di otto anni più giovane insieme ai due nipoti figli della donna.

Con la scusa di alcune visite mediche l’uomo era stato di fatto sequestrato e altri parenti in Sicilia che non ne avevano avuto più notizie avevano sporto denuncia per la scomparsa.

Quando era stato ritrovato a casa della sorella l’anziano, sentito dal sostituto procuratore Gabriella Dotto in incidente probatorio aveva raccontato di essersi trovato inspiegabilmente stordito: “Ero come scemo” aveva raccontato l’anziano parroco. Grazie all’esame del capello la Procura ha scoperto il perché: all’uomo, grazie a un medico di famiglia quantomeno poco scrupolo nel somministrare psicofarmaci, venivano somministrati barbiturici in gran quantità che lo avrebbero anche portato a due ricoveri per malesseri vari.

Nel frattempo i tre familiari avano chiuso il conto dell’anziano creandone uno nuovo cointestato dove avevano depositato tutti i suoi beni, per un totale di oltre mezzo milione di euro: secondo l’accusa effettuavano bonifici e facevano la bella vita.

Oggi i tre davanti al gup Massimo Cusatti hanno patteggiato la pena di 2 anni di reclusione subordinata al risarcimenti integrale delle somme di cui si erano appropriati e a un periodo di lavori socialmente utili. L’anziano sacerdote, a cui la procura di Genova aveva dato nel frattempo un amministratore di sostegno, è tornato in Sicilia dove si trova ricoverato in una casa di riposo.

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