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Rinascente, Mercatone, Trony, la grande crisi del commercio genovese

Genova. Contati tutti insieme i numeri della crisi del commercio, a Genova, sono veramente importanti, numeri che arrivano a superare quelli di una grande fabbrica ma per i quali, purtroppo, non si vede una mobilitazione del territorio. E’ un quadro molto drammatico quello che si prospetta sul nostro territorio dove, da un lato, aumenta la grande distribuzione, con la conseguente chiusura di tanti piccoli negozi di quartiere, e dall’altro entrano in crisi i grandi gruppi, con i problemi occupazionali che questo comporta.

sciopero rinascente

A Genova la crisi conta numeri importanti, spiegano i sindacati di categoria, basti pensare che solo il gruppo Qui, l’ultima emergenza in ordine di tempo, conta, nel capoluogo ligure, oltre 250 dipendenti. A questo si devono, ovviamente, aggiungere le altre grandi crisi aziendali. C’è la chiusura del “Mercatone”, per il quale è in corso una trattativa nazionale, con una fondata incertezza sul futuro dei lavoratori, sia quelli diretti che l’indotto. Ci sono i dipendenti di Trony, che non si sono più ricollocati, e quelli di Rinascente che, purtroppo, vive una situazione che è sotto gli occhi di tutti.

“È una lista lunghissima – sottolinea Silvia Avanzino, segretario Generale Fisascat Cisl – che vede centinaia di posti di lavoro persi è di famiglie senza un reddito. Questa è una situazione gravissima per la quale già più volte abbiamo chiesto alle istituzioni di intervenire ma, fino a oggi, le nostre proposte sono rimaste inevase e noi continuiamo a lanciare questo vari di allarme. Dobbiamo assolutamente intervenire per salvaguardare l’occupazione in questa città, altrimenti Genova non avrà futuro”. 

“Facendo un rapido calcolo – sottolinea Cristina D’Ambriosio, segretario Uiltucs – abbiamo già 500 posti di lavoro a rischio. E se facciamo un rapido calcolo delle piccole imprese commerciali vediamo numeri di una gravità inaudita. Noi vogliamo un tavolo permanente di prevenzione delle grandi crisi è di riassorbimento delle quote dei dipendenti, come è stato fatto nelle altre regioni italiane. Dove sono stati fatti patti per riqualificare e riassorbire le persone che hanno perso i posti di lavoro.

Un tema che riguarda tutta l’economia cittadina, e non solo il commercio, anche perché la situazione di crisi occupazionale deve trovare una soluzione, che deve partire proprio da chi governa la città è la regione. “Le istituzioni possono, innanzitutto, aprire un tavolo sulle crisi in corso – spiega Nicola Poli, Segretario Filcams Cgil – ma anche sulla situazione generale della città. Genova sta morendo, e lo vediamo ogni giorno. Fino a 25 anni fa vivevamo di industria, poi si è parlato di terziario, ora anche questo muore, noi chiediamo di che cosa dovrà vivere questa città. Se le istituzioni non si svegliano, e non si danno una mossa, rischiamo di ritrovarci con una città fantasma”.