Evento storico

G8 di Genova, il capo della polizia Gabrielli incontra i vertici della magistratura genovese. Ci sono voluti diciassette anni

Il pg Fazio: "Persona di alto livello". Gabrielli: "Non siamo più la polizia del 2001 e Caldarozzi non è stato promosso"

Genova. Chi ipotizzava una stretta di mano pacificatrice con il pm Enrico Zucca è rimasto deluso ma forse quel gesto sarebbe stato inopportuno perché avrebbe ‘personalizzato’ una questione che in realtà riguarda in toto il rapporto che in questi anni ha messo spesso in contrasto la polizia e la magistratura genovese quando si è trattato di affrontare nelle aule giudiziarie i fatti relativi al G8 del 2001.

E se probabilmente alcune distanze rimangono (e spesso non si tratta di sfumature) il fatto che il capo della polizia abbia varcato oggi la soglia di palazzo di giustizia per incontrare i vertici della magistratura genovese si può definire un evento epocale. Che arriva fra l’altro a due settimane dal diciassettesimo anniversario del G8 di Genova.

Non una ‘pace fatta’ perché Gabrielli non è stato e per sua fortuna, come ci tiene lui stesso a ricordare, protagonista dei fatti relativi al G8 del 2001 ma, come ha spiegato il procuratore generale di Genova Valeria Fazio, “una visione in gran parte condivisa di quello che è successo ne degli strumenti da adottare perché non accada più”.

L’organizzazione dell’incontro è avvenuta in modo quasi informale dopo che il procuratore generale e il prefetto si erano presentati a un convegno a Genova organizzato un paio di settimane fa dal sindacato Silp e ha anche la funzione di stemperare il duro scambio di qualche mese tra il pm del processo Diaz Enrico Zucca e lo stesso Gabrielli. “Chi ha coperto i torturatori del G8 è ai vertici della polizia” aveva detto Zucca con riferimento a Gilberto Caldarozzi, condannato a 3 anni e 8 mesi per falso e nominato sei mesi fa proprio da Gabrielli numero due della direzione investigativa antimafia. “Accuse infamanti” aveva replicato a distanza Gabrielli e per quei fatti il pm Zucca è tutt’ora sotto accertamento da parte della procura generale della corte di Cassazione. La procura di Genova ha fatto quadrato intorno al magistrato ma è indubbio che l’incontro di oggi sia anche un segnale distensivo. D’altronde lo stesso Gabrielli ha detto stamani dopo oltre un’ora di colloquio: Le polemiche a volte scaturiscono da circostanze molto spesso distanti per cui uno dice una cosa, l’altro ne risponde un’altra ma a volte si è molto più vicini di quanto si possa immaginare o far credere”.

“Fa piacere pensare che il nostro Stato abbia persone di questo livello” ha commentato il procuratore generale di Genova Valeria Fazio che certamente non è una che parla per frasi fatte.

Questa mattina il capo della polizia ha spiegato ai vertici della procura genovese come quella di Caldarozzi non sia stata una promozione visto che il livello di carriera è rimasto lo stesso e il super poliziotto non è diventato il capo della Dia, bensì solo il numero due, ruolo che gli è stato assegnato grazie alla specifica professionalità nel settore. Gabrielli, che è capo della polizia dall’aprile 2016, ha anche spiegato ai magistrati la difficoltà ad emanare sanzioni a così tanti anni di distanza da quei fatti.

I magistrati gli hanno ricordato come le indagini siano state rallentate dalla scarsa collaborazione della polizia stessa e il prefetto ha definito “vergognoso” il fatto che delle quattordici firme di funzionari impresse sul verbale relativo alle false molotov ritrovate nella scuola Diaz una non sia mai stata decifrata. Gabrielli sul G8 non ha risparmiato giudizi pesanti: è stato il primo capo della polizia a parlare un anno fa in un’intervista a Repubblica di “tortura” e a dichiarare che se fosse stato il capo della polizia di allora si sarebbe dimesso. “Le vicende del G8 hanno segnato profondamente la mia amministrazione e in alcuni frangenti anche i rapporti con il palazzo di giustizia di Genova – ha ribadito questa mattina uscendo da palazzo di giustizia – Su quella pagina credo più di ogni altro di aver espresso giudizi anche abbastanza forti e credo anche che grazie al contributo di uomini e delle donne della mia amministrazione molta acqua sia passata sotto i ponti. Questo non significa che si debba dare un giudizio assolutorio ma rivendico il fatto che oggi i vertici dell’amministrazione della polizia di Stato e del dipartimento della pubblica sicurezza non abbiano più nulla a che vedere con quella polizia”.

Nel corso dell’incontro in Tribunale Gabrielli ha anche spiegato che la polizia di Stato si sta dotando di una sorta di commissione interna per esaminare situazioni a rischio e prevenire gli abusi.

Poteva essere fatto di più? Evidentemente sì. Come si ricorda dai corridoi della procura il governo e la polizia non hanno mai risposto alla corte europea di Strasburgo che ha chiesto esplicitamente perché i funzionari di polizia condannati non sono stati destituiti. E forse questo gesto poteva arrivare molto prima, anche prima delle sentenze europee visto che la Cassazione sancì la “tortura” di Diaz e Bolzaneto diversi anni fa. Ma è vero che il prefetto Gabrielli ha fatto ciò che nessuno aveva mai fatti prima e questo i magistrati genovesi – che per altro verso si trovano di nuovo sotto attacco dopo la querelle sui fondi sequestrati alla Lega – non potevano non apprezzare.