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Begato, ecco il piano del Comune: agevolare trasferimenti, ristrutturare e aumentare sorveglianza

Alcune anticipazioni della piano che sarà presentato domani da sindaco e governatore

Genova. Agevolare le richieste di trasferimento in alloggi popolari sfitti in altre zone della citta’, dare vita a un corposo intervento di manutenzione straordinaria degli spazi comuni e delle reti delle principali utenze, installare un sistema di videosorveglianza e di guardianaggio, potenziare i controlli sullo stato dei singoli alloggi.

E ancora: dare vita a un laboratorio di ascolto per raccogliere tutte le necessita’ degli abitanti e fungere da facilitatore per la pubblica amministrazione per mettere in atto una serie di interventi che possano migliorare la vita nel quartiere e programmare una sostanziosa riqualificazione delle aree pubbliche esterne e dei servizi ricreativi.

Sono alcuni degli elementi contenuti nel progetto di riqualificazione del quartiere popolare Diamante, a Begato, sulle alture del ponente genovese, messo a punto da Regione Liguria, Comune di Genova e Arte, agenzia regionale territoriale per l’edilizia, anticipati dall’ageniza Dire.

Le linee di indirizzo saranno approvate domani mattina dalle giunte regionali e comunali e verranno presentate ufficialmente domani pomeriggio ai comitati dei residenti e alla stampa. Nei documenti visionati dall’agenzia Dire si guarda all’esempio di quanto gia’ sperimentato a Reggio Emilia e Cinisello Balsamo, promuovendo attivita’ remunerate di manutenzione delle parti comuni degli edifici attraverso bandi dedicati ai residenti.

Secondo l’analisi tecnica delle amministrazioni, inoltre, la rigenerazione urbana di Begato potra’ essere candidabile in via prioritaria a programmi di finanziamento europei e statali destinati a ridurre il disagio abitativo nell’ambito dell’edilizia residenziale sociale.

Qualche anticipazione del “piano Marshall” per il rilancio urbanistico, sociale e della sicurezza di Begato era gia’ stata data dal sindaco Marco Bucci e dall’assessore comunale alla Sicurezza, Stefano Garassino, due settimane fa al termine di una riunione del Comitato per la sicurezza in Prefettura.

Tra le priorita’ del primo cittadino, anche la ricerca dello strumento giuridico che consenta di “vendere le case popolari a chi le abita da tempo, magari dietro un accordo che lasci in capo agli inquilini la manutenzione pluriennale dell’abitazione”.

Garassino, invece, aveva parlato di progetti sociali come la realizzazione di un campo di calcio a sette, di un orto sociale e di un portierato di quartiere. L’assessore aveva anticipato anche il potenziamento del presidio delle forze dell’ordine con una rotazione delle unita’ mobili di Polizia e Carabinieri a cui affiancare anche un rafforzamento della presenza della Polizia municipale.

Proprio sul tema della riqualificazione di Begato, ieri il Movimento 5 Stelle aveva lanciato la doppia proposta dell’istituzione di un osservatorio intermunicipale pentastellato sulle case popolari che si riunisca ogni due mesi e un tavolo permanente tra Comune, Regione e Municipi sulla vita nei quartieri collinari cittadini aperto a tutte le forze politiche.

Ma il tempismo con cui Regione e Comune hanno convocato la conferenza stampa per domani ha fatto scattare la polemica. “Un tempismo quantomeno curioso dopo anni di silenzio sul tema- afferma la portavoce regionale pentastellata, Alice Salvatore, come riporta la Dire – finalmente Toti e Scajola si sono accorti della situazione di degrado con cui si trovano a fare i conti i residenti dei quartieri collinari genovesi e delle condizioni di disagio di chi un alloggio neppure lo ha, sospesi da anni in liste d’attesa e burocrazie senza fine”.

Per Salvatore, “l’improvvisa attenzione della giunta non puo’ e non deve essere una meteora mediatica ma piuttosto il primo tassello di una rinnovata attenzione al problema e una vera svolta nella gestione delle case popolari, a cominciare proprio dalla Diga di Begato e dal quartiere Diamante”.

La Diga di Begato, costituita da due edifici noti come “Diga Rossa” e “Diga Bianca”, e’ stata realizzata negli anni ’80 in risposta alla necessita’ di ricollocare un alto numero di famiglie sfrattate dal centro storico ma doveva avere una funzione temporanea. Si tratta di oltre 520 alloggi con una volumetria complessiva di oltre 140.000 metri cubi. La carenza di servizi ha fatto si’ che le abitazioni diventassero rapidamente fatiscenti e attualmente circa il 20% risulta sfitto con diversi episodi di occupazioni abusive.