Il nodo

Amt, dalla commissione “surreale” una certezza: l’affidamento in house è più lontano che mai

L'assessore alla Mobilità e vicesindaco Stefano Balleari afferma che non è stata presentata l'iscrizione di Amt nel registro Anac, requisito necessario per assegnare il servizio di trasporto pubblico senza gara

Genova. E’ in alto mare il processo che dovrebbe portare il Comune di Genova a mantenere in house il servizio di trasporto pubblico affidandolo ad Amt. L’ipotesi a più riprese auspicata dal sindaco di Genova Marco Bucci non troverebbe, infatti, conferma nei fatti visto che la civica amministrazione non ha ancora fatto domanda per essere inserita nell’elenco Anac, l’authority anticorruzione, requisito necessario per poter operare, appunto, le società che svolgono servizi per la pubblica amministrazione senza gara.

Ad ammettere che questo passaggio non è ancora stato fatto – e le aziende avrebbero dovuto iscriversi nell’elenco a partire dal 30 ottobre 2017 – è stato l’assessore alla Mobilità del Comune di Genova Stefano Balleari durante la commissione dedicata alla discussione del piano industriale di Amt. “No, non abbiamo fatto alcuna domanda”, ha affermato rispondendo alle richieste di chiarimenti da parte dei sindacati, in particolare Maurizio Rimassa dell’Usb, e dell’opposizione, in particolare del gruppo del Pd.

Non solo: a fine 2017 il Comune di Genova aveva pubblicato un bando per affidare il servizio tramite gara ed evitare i tagli ai finanziamenti governativi del 5%+10% (tra i 15 e i 18 milioni) previsti dalla legge Madìa. Al bando teoricamente potrebbero partecipare altri soggetti oltre Amt e Atp. “E se le aziende genovesi non dovessero vincere?”, ha chiesto Alessandro Terrile. “Noi stiamo lavorando per vincere” ha risposto l’amministratore unico di Amt Marco Beltrami.

Oltre alla mancata iscrizione nell’elenco dell’Anac, e alla fusione, invece attuata, tra Amt spa e Atp spa, per vedersi affidato il servizio in house, ad Amt – al momento – manca anche un piano industriale. Nonostante la commissione consiliare di oggi avesse come oggetto proprio la “presentazione del piano industriale Amt Atp alla luce della nuova organizzazione“. “C’è una gara in corso – ha spiegato l’amministratore di Amt a chi gli chiedeva conto di questa lacuna – ci verranno date delle specifiche e ci atterremo alle richieste dei quella gara, questo non vuol dire che non abbiamo delle strategie ma che ci stiamo muovendo su vari scenari”.

Al di là della situazione “surreale”, per usare un termine dello stesso assessore Balleari, per cui a oggi non si ha un’idea chiara della strada che l’azienda intende percorrere, e confidando – come stanno facendo i sindacati – nel fatto che il Comune voglia percorrere quella dell’in house, restano alcuni nodi da sciogliere.

Perché fino a fine 2019 l’assegnazione dei servizi di trasporto pubblico potrà proseguire, senza rischio sanzioni, con il regime attuale. Ma se dopo quella data il Comune di Genova deciderà per l’in house rischierà i tagli (a meno che nel frattempo la legge Madia non sia modificata ulteriormente).

Bisognerà inoltre capire se ci saranno le condizioni per poter attuare quell’assetto visto che servirebbero importanti investimenti sia sulla flotta sia sull’acquisizione delle quote private presenti in Atp esercizio. In sostanza, l’ente pubblico che affida in house deve dimostrare che quella scelta è la più conveniente per le casse pubbliche rispetto all’affidamento attraverso gara. E su questo le certezze iniziano a vacillare.

“Il sindaco ci ha detto che entro la fine dell’anno affiderà Amt in house e successivamente anche Atp – commenta Edgardo Fano, segretario provinciale del sindacato Faisa Cisal – ma il tempo stringe e a settembre servono atti concreti. Le dichiarazioni di intenti sono una bella cosa però noi vorremmo vedere delle azioni pratiche”.

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