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Terrorismo, chiesto il giudizio immediato per Benamir: in carcere intona l’inno dei tagliatori di teste

Arrestato a Genova, il marocchino è nel carcere speciale di Sassari da dicembre. Prosegue l'indagine sul gruppo dei "lupi solitari"

Genova. Il sostituto procuratore Federico Manotti ha chiesto il giudizio immediato per Nabil Benamir, l’estremista marocchino di 30 anni, in carcere da dicembre con l’accusa di terrorismo. Benamir era stato fermato lo scorso agosto per i maltrattamenti alla fidanzata con la quale conviveva da alcuni mesi in un appartamento occupato in via dei Pescatori.

Era stato proprio grazie alla ragazza e all’analisi dei telefoni che gli erano stati sequestrati a evidenziare grazie all’indagine condotta dalla sezione antiterrorismo della Digos la sua appartenenza allo Stato islamico. In particolare Benamir oltre a diffondere sui social video di decapitazioni i inneggianti Daesh era membro di due chat Telegram: “Al –Jessr”, “Taqanni” (composto da 153 membri) e “Al Ziab Al Monfarida” ossia “I Lupi Solitari” (composto da soli 8 membri) dove Benamir e gli altri si scambiavano file sulla costruzione e l’utilizzo di ordigni.

Nei vari dispositivi sequestrati erano stati recuperati elementi importanti, non solo filmati di esecuzioni o decapitazioni, file su missioni suicide, ma anche screenshot e istruzioni su come modificare vecchi telefoni per trasformarli in detonatori. E fra gli oggetti sequestrati c’era proprio un vecchio Nokia 3310, che avrebbe potuto essere utilizzato seguendo le istruzioni in arabo.

Ancora tra le immagini sequestrate c’era il bando di arruolamento allo Stato islamico che viene sequestrato per la prima volta in Italia e, con tanto di timbri, stabilisce le condizioni e le prestazioni, indica le località dove arruolarsi e le sanzioni per chi trasgredisce il giuramento.

Tra gli elementi fortemente indiziari anche alcuni messali come quello indirizzato alla sorella: “Ha chiamato il chiamante, devo andare al lavoro, Parliamo un’altra volta inshallah, che Dio allunghi la mia età e il mio destino. Prega per me per la Shahada e che accetti il mio lavoro”. Per gli investigatori della Digos riprende una Sura coranica che in ambito radical fondamentalista è rivolto a quelle persone che ‘stanno per incontrare Dio’ e viene pronunciato all’indirizzo di jidaisti e martiri. Il tema del lavoro da svolgere è ripreso anche da un file audio in una chat dove rivolto a un interlocutore non ancora identificato (il file era stato cancellato) dice: “Domani dovrò muovermi verso l’Italia, ho un lavoro importante da svolgere”.

Nel carcere di Sassari, dove Benamir si trova rinchiuso da dicembre il 30 marocchino prega e canticchia. Tra quello che è stato registrato dalle ambientali ci sarebbe anche l’inno Saleel Al Sawarim, un titolo dalla doppia interpretazione (“Sferragliamento di lame” o “Tagliatori di teste) comunque inequivocabile nel messaggio. Dal minuto 1 e 30 la voce solitaria del cantante è accompagnata dal suono di lame che vengono sguainate. L’inno composto da uno yemenita, è dedicato ad Al Baghdadi e cantato dai Mujaheddin per infondersi coraggio.