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Garassino incalza la Cgil: “Via le ‘zecche’ dal corteo del 30 giugno”. La replica: “Pensi a chiudere le sedi neofasciste”

Gambino: "Dio volesse che in questa città fossero chiusi i centri sociali". Bosco: "In certa politica manca la decenza"

Genova. A pochi giorni dal corteo del 30 giugno, il centro destra alza i toni della polemica. In Sala Rossa l’assessore alla legalità Stefano Garassino incalza la Cgil, invitando il sindacato a “estromettere queste zecche dal corteo”.

Il riferimento è diretto ai militanti di “Genova Antifascista”, autori la settimana scorsa di una “carovana notturna” da Voltri a Nervi durante la quale sono state fatte diverse scritte antifasciste su alcuni muri della città.

A portare l’argomento in aula il consigliere di Fratelli d’Italia Sergio Gambino (lo stesso che ha partecipato alla commemorazione dei caduti di Salò con la fascia tricolore), che ha chiesto all’assessore se fossero in corso indagini per risalire agli autori, definiti ironicamente “supereroi con il mantello”, grazie anche al video pubblicato sui social.

“Mi piacerebbe che tutti i partiti prendessero le distanze da questi vandali – ha risposto l’assessore Garassino – in maniera chiara e univoca, compresa la non partecipazione a cortei e quant’altro”.

“Chiedo anche alla Cgil che organizza il corteo del 30 giugno di estromettere questi personaggi che vengono definite zecche, che in fondo zecche è anche un complimento, si potrebbe anche scendere ad animali anche meno decorosi” ha detto poi l’assessore aggiungendo che le immagini sono “a disposizione della digos e la polizia municipale è a disposizione per supporto accertamenti”.

L’assessore ha anche attaccato i centri sociali: “Sarebbe il caso che tutte le forze politiche prendessero le distanze anche dalle occupazioni abusive, luoghi di spaccio di droghe, marijuana e musica”. La risposta del consigliere di Fratelli d’Italia, Sergio Gambino, è sprezzante: “Grazie assessore, Dio volesse che fossero chiusi i Centri Sociali in questa città”.

La replica della Cgil arriva a stretto giro con un comunicato del segretario della Camera del lavoro Ivano Bosco: “Il 30 giugno, orgogliosamente organizzato dalla Cgil insieme ad altre associazioni democratiche ed antifasciste, parte dalla rievocazione dei fatti del giugno 1960 per confermare lo spirito antifascista della nostra città” dice Bosco. “A maggior ragione con quanto sta accadendo in Italia c’è bisogno di una forte partecipazione che confermi come una parte maggioritaria del nostro Paese creda fermamente nei valori della democrazia, dell’antifascismo, della solidarietà, dell’accoglienza e della tolleranza”.

La Cgil ricorda di “non aver chiesto il patrocinio di nessuno se non dei cittadini che verranno, pacificamente e festosamente, a manifestare con noi. Nessuno può permettersi di insegnare alla Cgil come deve comportarsi e con quali compagni intraprendere qualunque iniziativa”.

“La nostra storia di difesa delle istituzioni e dell’ordine democratico parla per noi – dice il segretario della Cgil – chi non la conosce se la vada a leggere”.

Poi il segretario del sindacato va all’attacco: “Certe considerazioni sono di difficile comprensione per chi pensa di risolvere i problemi prendendo a calci gli immigrati, ed ha come compagni di viaggio chi, da rappresentante delle istituzioni ed avendo giurato sulla Costituzione, si permette di celebrare i caduti di Salò e che nulla fa per chiudere le sedi di chiara ispirazione fascista”

“Ma questo momento storico – conclude Bosco – ci insegna come la decenza fatichi a trovare ospitalità in certa politica”.

Dure repliche a Garassino arrivano anche dal Pcl e da Rifondazione comunista, entrambe all’interno del soggetto collettivo Genova Antifascista. Per il partito comunista dei lavoratori “il 30 giugno è anche e soprattutto una giornata contro personaggi insulsi e collaterali alla destra neo-fascista come Garassino e contro le giunte a trazione leghista di Bucci e Toti, così come è contro il governo giallo-verde che continua a aizzare le masse contro i migranti inneggiando a pogrom, persecuzioni, respingimenti e campi di concentramento”.

Rifondazione chiede le dimissioni dell’assessore e commenta in una nota: “Ci domandiamo come il sindaco di una città importante come Genova possa tollerare di avere come assessore un simile ed inquietante personaggio. Caro, si fa per dire, Garassino noi non prendiamo le distanze da chi tu definisci zecche, anzi una volta di più Rifondazione Comunista di Genova difende chi fa dell’antifascismo la propria bandiera”.