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Criscito, il ritorno: “Sono innamorato del Genoa” fotogallery

Avrà il numero 4. Sulla posizione in campo è disponibile sia in difesa a 3 o a 4 sia esterno di centrocampo

Genova. Sette anni sono passati anche se lui ha mantenuto la faccia pulita da “ragazzino” di quando “per il bene mio e della società” lasciò il Genoa per andare allo Zenit di San Pietroburgo, in mezzo 70 match europei e tanta esperienza.

L’aveva detto, “tornerò prima o poi”, ma in questo calcio così vincolato dalle decisioni dei procuratori e da questioni di portafoglio, dove le bandiere sono veramente poche, diventa difficile credere a dichiarazioni d’amore che sanno spesso di bugia.

Invece Mimmo Criscito è tornato “perché sono innamorato del Genoa, di questa squadra che mi ha fatto crescere”. Forse c’è anche lo zampino della famiglia, la moglie è di Genova, i genitori vivono qui da tempo ormai. Oggi la presentazione voluta proprio sul mare che non ha dimenticato, lui napoletano, ma genovese d’adozione: la terrazza del Galata Museo del Mare.

Senza un sacrificio – se così si può chiamare – economico da parte del giocatore il ritorno non sarebbe stato possibile, ma rinunciare alla Champions League e a un club dove rimarrà nella storia come il difensore più prolifico, davvero non è da tutti.

Indosserà il numero 4, che ormai l’accompagna dalla stagione 2008/2009 e dice che con Ballardini si è già confrontato, mostrando disponibilità a giocare con la poliedricità che lo contraddistingue: dietro a 3 o a 4, ma anche esterno di centrocampo.

“Un esempio per tutti”, dice il direttore generale Giorgio Perinetti, elencando i tre motivi per cui il ritorno di Criscito sia un orgoglio per la società: “Tecnico, perché è forte e duttile, oltre ad avere tanta esperienza; morale, per il sacrificio fatto per riabbracciare il Grifone; affettivo: torna a casa un ragazzo cresciuto qui, segno di importante fedeltà e di quanto teniamo alle nostre giovanili”.

A 4 anni i primi calci, a 13 anni il provino per il Genoa a Napoli, fu Onofri a capire di avere di fronte un fuoriclasse, a 14 il trasferimento a Genova: “Devo dire grazie alla mia famiglia, non è facile veder andar via da casa un figlio a quell’età. Genova è casa mia, la gente mi vuole bene, io non li ho mai dimenticati, dalla Russia seguivo sempre i rossoblù e ho trasmesso la stessa passione anche ai figli”.

Il posto più magico di Genova per lui resta lo stadio Luigi Ferraris. “Questa scelta la rifarei mille volte, della Russia conserverò i bei ricordi e il saluto che mi hanno tributato. Ho parlato con Bocchetti e Palladino, miei compagni di allora e hanno condiviso la mia scelta”.
Primo obiettivo? Neanche a dirlo, “vincere il derby”.