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Antifascismo, solidarietà e valori “non barattabili”: quando il sindacato colma il vuoto lasciato dai partiti

Il segretario della Cgil Bosco: “Non vogliamo sostituirci ai partiti, ma la sinistra non è in grado di reagire”

Genova. Antifascismo, solidarietà, difesa dei diritti, non solo quelli del lavoro. In una parola: “politica”. Anche a un osservatore superficiale non sfugge come la Cgil, almeno a Genova, sia impegnata da tempo e in misura crescente in settori che esulano dal fare sindacato in senso stretto.

In una fase storica in cui la sinistra è sempre più relegata ai margini della scena, il sindacato ha preso saldamente le redini della difesa dei valori quasi a coprire il vuoto lasciato dai partiti, in particolare dopo le débacles elettorali in Liguria, poi sul Comune di Genova e infine nel Paese dopo il 4 marzo.

Il segretario della Camera del Lavoro Ivano Bosco ci tiene però subito a precisare: “Se parliamo di antifascismo dobbiamo ricordare che a Genova nel giugno del Sessanta fu la Cgil a indire lo sciopero contro il governo Tambroni – dice – e anche quando ci fu l’attentato a Togliatti fu ancora la Cgil a proclamare lo sciopero. La Cgil ha sempre avuto l’obiettivo come confederazione di difendere gli interessi generali del Paese con le categorie che invece si sono occupano delle vertenze e della difesa degli interessi dei lavoratori”.

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Ma la Cgil oggi con la crisi della sinistra si sta sostituendo ai partiti? “Il sindacato fa il sindacato ma è indubbio che i partiti delle sinistra siano stati incapaci di reagire, di fare opposizione qui e di creare un’alternativa rincorrendo la destra che alimenta rabbia e paura, come si è visto alle elezioni del 4 marzo. E’ evidente che nel delicato intreccio tra diritti sociali, diritti del lavoro e difesa di alcuni altri diritti fondamentali la sinistra non c’è stata in questi anni, anzi, alcuni di questi diritti sono venuti meno grazie al Jobs act per esempio, mentre la Cgil continua a portare avanti un’azione che sta nel suo dna”.

Anche sull’immigrazione la Cgil ha fatto una scelta di campo chiara con Genova solidale, creato insieme all’Anpi e ad altre associazioni, per rispondere alle polemiche intorno all’arrivo di un gruppo di profughi in un ex asilo nel quartiere di Multedo e oggi impegnata a contrastare quello che viene definito il “governo della paura”: “Nella discussione del nostro congresso i punti fondamentali sono uguaglianza e solidarietà” ribadisce Bosco.

Per la prima volta dopo anni la Cgil ha preso in mano la gestione del corteo del 30 giugno, organizzato insieme a Genova Antifascista e all’Anpi, con un’operazione di mediazione non facile ma con l’obiettivo chiaro di riportare in piazza i genovesi. Nell’appello che invita alla mobilitazione la Camera del lavoro sottolinea come non si tratti solo di una giornata celebrativa: “I recenti fatti avvenuti nella nostra città e più in generale il clima di tensione del Paese con una parte della politica che incita all’odio, alla rinuncia ad ogni forma di solidarietà sociale e che trova nell’esaltazione dell’individuo solo al comando la nuova frontiera del populismo, sono solo alcuni degli aspetti che ci convincono ad andare oltre la celebrazione – si legge – nel tentativo di trasmettere una memoria storica che non appartiene al passato e che non può essere strumentalizzata a seconda della convenienza”.

Sempre il sindacato aveva indetto un mese fa la prima manifestazione contro la giunta Bucci proprio in nome dell’antifascismo dopo che un consigliere delegato dal sindaco aveva partecipato alla commemorazione dei caduti di Salò con la fascia tricolore. “Noi in campo cerchiamo di esserci e siamo tra i pochi soggetti che riescono a mobilitare la gente – ricorda Bosco – nelle manifestazioni ma non solo, basti ricordare che sui referendum siamo riusciti l’anno scorso a raccogliere 3 milioni di firme”.

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L’antifascismo così come la solidarietà (l’ultima mobilitazione in piazza è stata quella contro il blocco della nave Aquarius) non porta però certamente tessere a un sindacato. “Certo che no, magari ce ne fa anche perdere qualcuna e questo è un punto su cui ci siamo trovati anche a discutere al nostro interno perché tra i sei milioni di iscritti non tutti la pensano come noi, è evidente. E’ un elemento con cui dobbiamo fare i conti: noi siamo un’organizzazione estremamente pluralista, abbiamo nel nostro sindacato iscritti al Pd come a Lotta comunista ma ci sono elementi e valori che non sono barattabili” dice Bosco che ribadisce come “oggi più che mai ci sia bisogno di un’operazione culturale che spetta alla politica, ma è la politica che manca, scomparsa insieme ai partiti tradizionali e sul futuro prossimo non c’è da essere ottimisti”.

Da gennaio – dopo otto anni e due mandati – Ivano Bosco non sarà più il segretario della Camera del Lavoro. Il congresso dei delegati si riunirà a ottobre ed eleggerà il nuovo segretario forse confermando Bosco per soli tre mesi ma probabilmente scegliendo già il suo successore e fonti interne al sindacato garantiscono informalmente che sarà un cambio ai vertici all’insegna della continuità anche nell’impegno civile.