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Uno, nessuno, centomila: cos’è (o non è) ProVita a Genova e chi c’è dietro le realtà anti-aborto

Figure con una forte spinta religiosa, con qualche “storica” eccezione. Una galassia di associazioni intrecciate tra loro e, nonostante il basso profilo, anche con la politica locale

Genova. Si potrebbe partire da tre fotografie. La foto del volto intubato del piccolo Alfie Evans, il bambino inglese diventato, il mese scorso, un caso internazionale dopo la decisione dei giudici britannici di interrompere la loro cura. La fotografia delle circa 100 “sentinelle in piedi” che nel marzo 2017 si erano date appuntamento in piazza De Ferrari, nel centro di Genova. Infine quella del feto su sfondo nero che campeggia, declinata in vari slogan, sui manifesti contro l’aborto comparsi, da qualche settimana, anche a Genova.

Tre fotografie, stampate come polaroid e fissate a una lavagna di legno, e alcuni fili che le collegano, tra di loro e ad altre fotografie, nell’intrico complicato – ma in fondo neanche troppo – della rete dei movimenti “pro life” in Italia e, in modo particolare, a Genova e in Liguria.

ProVita, Sentinelle in piedi, Generazione Famiglia, La Manif pour tous, FederVita, Movimento dei cristiano lavoratori e ancora Comitato no194, Comitato difendiamo i nostri figli, Difendere la vita con Maria, il partito Popolo della famiglia e la “storica” Movimento per la vita.

Sono solo alcuni dei soggetti che – nei giorni della protesta contro il manifesto anti-aborto in corso Buenos Aires ma anche del lancio di quella che è probabilmente la più massiccia campagna pro-life a livello nazionale – hanno fatto sentire la propria voce. Il più delle volte, attraverso stringati comunicati stampa. A senso unico “per la vita, contro l’aborto” e rivendicando il diritto alla libertà di pensiero ed espressione.

A Roma il sindaco Virginia Raggi, come è ormai noto, ha deciso di far rimuovere il manifesto in questione. A Genova, nonostante le critiche di una figura riconosciuta come il garante dell’Infanzia Francesco Lalla, il primo cittadino Marco Bucci ha preferito non intervenire nel merito, limitandosi al metodo e quindi “alla libertà di espressione” che va sempre garantita.

Ma mentre la scritta pro choice vergata sull’asfalto di corso Buenos Aires con vernice rosa dalle attiviste di Non Una Di Meno è stata prontamente cancellata (certo, era abusiva, non autorizzata, pericolosa per la viabilità) vale la pena ricordare che esiste più di un collegamento tra le associazioni e i movimenti anti-aborto e “pro vita”, ultracattolici o laici, e l’attuale amministrazione comunale.

vari soggetti anti aborto

Carlo Cigolini, avvocato titolare di uno studio di diritto nel campo del marittimo (presso Il Buon Dio, scrive sul suo profilo Facebook) è il referente locale per Generazione Famiglia, ma anche de La Manif Pour Tous. All’indomani delle elezioni comunali genovesi, nel giugno scorso, si rallegrava del fatto che alcuni consiglieri che avevano firmato il loro “manifesto per la famiglia” fossero entrati in aula rossa.

Si tratta di Lilli Lauro, ex capogruppo di Forza Italia a Tursi (raccolse oltre 2500 preferenze), Pietro Piciocchi, candidato con la lista Vince Genova e poi diventato assessore al Bilancio, uno dei più decisivi esponenti della giunta Bucci e Marta Brusoni, della stessa lista. “Sappiamo che anche molti altri degli eletti sono in sintonia con noi, e ce ne rallegriamo, ma ci sembra doveroso segnalare quelli che non hanno avuto paura di esporsi in anticipo” affermava Cigolini che cita anche alcuni consiglieri municipali “amici”.

Edoardo Machì (Forza Italia) e Marco Ghisolfo (Lega Nord, abbiamo già parlato di lui perché ha recitato in un film sulla X Mas) nel municipio Centro Est, Tiziana Notarnicola (178 preferenze) e Stefania Del Bianco (42 preferenze), lista Vince Genova Bucci Sindaco, nel municipio Medio Levante.

vari soggetti anti aborto

Chi avrebbe potuto, a quelle elezioni, rappresentare più di altri le istanze dei pro life era sicuramente Stefano Arrighi, candidato per il Popolo della Famiglia (il partito fondato da Mario Adinolfi). Il suo risultato personale è stato, al primo turno, non molto buono: 0,42% di preferenze, con 912 voti totali. Arrighi, che aveva portato avanti una campagna elettorale quasi “in contumacia” – per mesi nessuna testata aveva idea di che volto avesse – aveva poi rilasciato una lunga intervista a Genova24. Oggi lo ritroviamo – volto ben in vista sulla pagina Facebook genovese di Sentinelle in piedi a lanciare l’hashtag #unselfieperlavita per difendere ed esaltare il manifesto di ProVita.

Tra i soggetti che hanno preso posizione a favore del manifesto anche l’associazione Difendiamo i nostri figli. “La Sezione di Genova esprime sconcerto per le voci e le manifestazioni illiberali che si sono levate contro i manifesti per stimolare una riflessione non superficiale e un completo bilancio a quarant’anni dalla legge 194/1978. Libertà di pensiero, di espressione, di coscienza sono inviolabili, tanto più su temi eticamente sensibili come l’aborto” scrivono le referenti locali Anna Bosi e Anna Maria Panfili, che ringraziano il sindaco Marco Bucci per non avere rimosso il cartellone.

Anna Maria Panfili, d’altronde, ha un legame più che stretto con la giunta comunale essendo una dei “saggi” dell’assessore al Sociale Francesca Fassio. Avvocato (e vedremo che la professione forense è un refrain nella galassia genovese dei pro life), classe 1962, è stata presidente del Forum delle famiglie di Genova. Consulente nel campo del diritto civile, prevalentemente nei settori del diritto delle persone, della famiglia e della tutela dei minori, nonché in materia di cittadinanza, ha un approccio non necessariamente religioso al tema dell’aborto. Certo, sulla sua pagina di Facebook, sono pubblicati post di ispirazione creazionista. Come questo.

vari soggetti anti aborto

vari soggetti anti aborto

Abbiamo provato a contattare le referenti di Difendiamo i nostri figli per avere un’idea precisa della consistenza dell’associazione sul territorio genovese e delle basi da cui essa prenda le mosse ma siamo stati reindirizzati a un sito internet nazionale.

Navigando su internet, su suggerimento delle stesse Bosi e Panfili, abbiamo anche capito che: 1) a livello nazionale Difendiamo i nostri figli ha organizzato gli ultimi due “Family day” 2) che portavoce di Generazione Famiglia, e membro di Difendiamo i nostri figli, è Filippo Savarese, direttore delle campagne di CitizenGo, altra “sigla” assurta agli onori della cronaca per via del manifesto shock in cui si affermava che L’ABORTO E’ LA PRINCIPALE CAUSA DI FEMMINICIDIO.

Sull’utilizzo di toni quantomeno coloriti sul fronte comunicativo, la stessa Generazione Famiglia a Genova non ha alcunché da invidiare. Ci abbiamo messo un po’, ad esempio, a digerire questo contenuto.

Generazione Famiglia a Genova, che – ricapitolando – è retta dall’avvocato marittimista Carlo Cigalini, equivale a Manif pour tous e ha fatto sottoscrivere ad alcuni politici poi eletti un manifesto per la famiglia, prima delle ultime elezioni politiche nazionale, nel marzo scorso, aveva organizzato un “triduo di preghiera e digiuno per l’Italia” all’abbazia di Santo Stefano in via XX Settembre.

Su un fronte diametralmente opposto, almeno sulla carta, sia per quanto riguarda l’accostamento religioso al tema pro life, sia per quanto riguarda lo stile comunicativo è il Movimento per la Vita.

A Genova e in Liguria il referente è, ancora una volta, un avvocato. Si chiama Giovanni Rocchi, “attivista anti aborto da 21 anni, ossia da quando ne ho 17” racconta, fiero. Fiero anche di fare parte dell’associazione più “storica” fra tutte quelle finora citate. “Diciamo – spiega il presidente regionale – che fino al 2005 c’eravamo soltanto noi, poi con l’entrata in vigore della legge 40/04, Norme in materia di procreazione medicalmente assistita, si sono accodate molte altre formazioni, spesso di ispirazione cattolica, comunque religiosa. Oggi diciamo che portiamo avanti lo stesso messaggio, la stessa verità, ma in maniera diversa. A noi non interessano i sensazionalismi, non interessa essere provocatori, vogliamo portare la discussione a un livello approfondito”.

vari soggetti anti aborto

La storica sigla antiabortista italiana (il cui presidente Gianluigi Gigli è stato deputato per Scelta Civica), ha fatto parlare di sé in ambito pro life poiché ha invitato i propri circoli a non partecipare alla manifestazione che si è svolta il 21 maggio a Roma (per “evitare qualunque confusione tra la nostra realtà e queste organizzazioni estremiste e malamente tradizionaliste”, si leggeva nella comunicazione).

Alla “marcia per la vita” c’erano, da Genova, invece, gli attivisti di Manif pour tous, per fare un esempio. Una delegazione di una ventina di persone ha marciato insieme ai circa 3000 partecipanti contro l’aborto e per la libertà di espressione.

In mano, i cartelli con le immagini dei manifesti di ProVita, e i relativi slogan. “Tu eri così a 11 settimane”, “Tu sei qui perché tua madre non ti ha abortito”, “Non sono un ideale politico, guardami sono un bambino”, “Mamma non te ne pentirai”, eccetera eccetera.

vari soggetti anti aborto

Ma, tornando all’associazione attorno alla quale si è sollevato il polverone mediatico di questi giorni, chi sono i ProVita a Genova e in Liguria?

Uno. Nessuno. Centomila. No, centomila no. Uno, può darsi. L’unico nome e cognome che siamo riusciti ad associare direttamente a ProVita è quello di Francesco Bellotti. Da lui arrivano, da qualche settimana a questa parte, i comunicati “girati” da ProVita nazionale. Tuttavia egli non fa ufficialmente parte della onlus.

Spezzino, è un esponente del Movimento cristiano lavoratori nonché simpatizzante di Sentinelle in piedi. Si era candidato, senza fortuna, a sindaco di Lerici per la lista “Lerici città aperta”. E’ presidente provinciale del Mcl e parte della segreteria nazionale.

vari soggetti anti aborto

Di fatto però ProVita a Genova e in Liguria non ha alcun referente ufficiale. Si potrebbe dire che le campagne lanciate a livello nazionale vengono affidate, come in una staffetta, a realtà già presenti sul territorio. Ma allora, verrebbe da chiedersi, chi paga iniziative comunque costose come l’affitto di camio-vela o come l’affissione di manifesti di enormi dimensioni?

ProVita è una onlus con sede a Roma. In quanto onlus può ricevere donazioni, finanziamenti e fondi derivati dalle donazioni del 5×1000. I dati relativi agli ultimi bilanci non sono trasparenti. Fino al 2015, attraverso il 5×1000 l’associazione aveva ricavato meno di 2000 euro. Oggi il portavoce nazionale di ProVita è Alessandro Fiore, figlio di Roberto Fiore, leader di Forza Nuova. Anche il direttore di Notizieprovita, Toni Brandi, in un’intervista al Corriere della sera ha raccontato di avere uno “storico rapporto di amicizia” con il segretario di FN.

A Genova non sembrano esserci legami evidenti tra le due realtà. Prima della comparsa del manifesto del feto in corso Buenos Aires il loro logo era comparso sul manifesto di un evento avvenuto il 18 febbraio scorso, ovvero l’incontro con l’americana Gianna Jessen, attivista che racconta di essere “sopravvissuta all’aborto”. L’iniziativa, organizzata dal laico Movimento per la vita insieme al non laico Difendere la vita con Maria, in base alla grafica del programma, sarebbe stata realizzata in collaborazione con ProVita ma nessun esponente della onlus è mai stato “avvistato” a Genova.

vari soggetti anti aborto

Un campo di prova interessante, per capire quanto tutte queste realtà siano effettivamente inserite in spazi di azione istituzionale, saranno gli Stati generali dell’educazione organizzati dall’Agenzia della famiglia recentemente creata dall’amministrazione comunale e presieduta dall’avvocato Simonetta Saveri. L’appuntamento si svolgerà in due fasi, una di ascolto e una di costruzione delle proposte. Il prossimo 30 e 31 maggio, a Tursi, le associazioni e i cittadini che lo vorranno potranno parlare per pochi minuti, come ad un Ted. Chissà che le associazioni pro life non escano più apertamente allo scoperto.