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Sanità, da inizio anno donazioni in calo: è allarme sangue a Genova. Sono 300 i malati a rischio

I dati diffusi dalla Fidas preoccupano, ma Viale rassicura: "Nessun pericolo per gli interventi salva vita"

Genova. “Nel solo Ospedale di San Martino, da inizio anno a oggi, mancano 300 donazioni. Si tratta di quasi il 10% in meno per l’ospedale, al quale afferisce tutto il sangue dell’area metropolitana. Questo è un numero enorme anche perché si tratta di 300 malati che abbiamo dovuto gestire in maniera differente, e questo è un dato preoccupante”.

donatore del sangue

A lanciare l’allarme, a margine della presentazione del progetto “dal dono alla comunicazione”, organizzato da Fidas, Ufficio scolastico regionale e Lions Club Genova Host per i giovani delle scuole liguri.

Il fabbisogno del sistema sanitario regionale, infatti, è di circa 80.000 sacche di sangue all’anno, ma tra il 2016 e il 2017 si è assistito a una diminuzione dell’1,6% delle donazioni e, dal 2011 al 2017, i donatori liguri sono scesi di quasi mille unità. Il dato più preoccupante, però, è il crollo dei donatori più giovani che hanno avuto un calo molto consistente, tra il 12 e il 19%, a seconda delle fasce di età, in sei anni anche se, a riequilibrare la situazione ci pensano gli over 40, cresciuti del 14,6%.

“I giovani non hanno la cultura del dono perché non siamo riusciti ad agganciarli- sostiene Strada- ma dobbiamo far capire che non c’è nulla in sanità che non utilizzi il sangue, non si può neanche curare la nonna che è caduta e si è rotta il femore. È un bene primario, come l’aria e l’acqua e, se fossimo costretti a bloccare gli interventi operatori per mancanza di sangue, sarebbe una grossa sconfitta per la nostra sanità”.

A dare una lettura più rassicurante la vicepresidente regionale e assessore alla Sanità, Sonia Viale che ha ricordato come, in questo contesto, la comunicazione è centrale. “Bisogna far passare il messaggio della continua carenza di sangue evitando, però, allarmismi sulla capacità del sistema sanitario di realizzare interventi chirurgici salvavita”.

Importante, quindi, il messaggio alle nuove generazioni. “E’ cruciale stimolare i ragazzi a comunicare il valore del dono – sottolinea l’assessore regionale alle Politiche giovanili, Ilaria Cavo – e la forza del dono è farlo non solo quando se ne ha voglia ma quando serve. Bisogna fare passare ai giovani il concetto dell’utilità e del servizio alla società”.

La speranza, comunque, è che la situazione nei prossimi anni possa migliorare anche grazie alla realizzazione della “Casa del donatore”, il progetto lanciato da Fidas, Avis e Comune di Genova che potrebbe essere realizzato nel giro di un paio di anni nell’ex palazzina Q8 alla Foce, e che permetterà di centralizzare la raccolta di sangue e plasma.