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Gay Pride, anche la Regione nega patrocinio: “Non in linea con politiche per la famiglia dell’ente”

Dopo il niet di Tursi, arriva la decisione dell'ente regionale. La giunta diserta audizione del Coordinalmento Liguria Rainbow

Genova. Dopo il niet della giunta Bucci, anche Regione Liguria ha deciso di negare il patrocinio al Gay Pride. Pioggia di critiche da parte delle opposizioni, che attaccano la giunta Toti.

La scelta è stata comunicata questa mattina durante la riunione dei capigruppo del Consiglio Regionale, attraverso una nota di qualche riga in cui si spiega che la manifestazione non sarebbe in linea con le politiche per la famiglia messe in campo dal governo regionale.

Secondo le opposizioni la scelta è stata aggravata dal fatto che nessun esponente della giunta era presente alla riunione per la quale era stata richiesta un’audizione da parte del coordinamento Liguria Rainbow.

“Eravamo già scandalizzati per la decisione della Giunta comunale di negare il patrocinio al Pride perché “divisivo” – ha commentato Giovanni Lunardon, capogruppo del Partito Democratico – mai più ci saremmo aspettati che la Giunta Toti potesse fare di peggio, portando indietro l’orologio dei diritti all’età della pietra”.

Per il Movimento 5 Stelle questo è “Oscurantismo dal sapore medievale – hanno commentato attraverso una nota stampa – non è stato possibile porre alcuna domanda o chiedere alcun chiarimento alla Giunta per una posizione che stride in maniera agghiacciante con valori e diritti civili che, nel 2018, credevamo ormai acquisiti”.

Lo stesso Pd ha richiesto una rapida convocazione della Commissioni II Affari sociali alla presenza dell’assessore Viale, responsabile delle politica sulla famiglia e dell’assessore Cavo “responsabile del patrocinio negato, insieme alle associazioni del coordinamento Liguria Rainbow per chiarire quest’incresciosa vicenda”.

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