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Alluvione 2011, la Corte d’appello ammette: “Errore su condanne Scidone e Delponte non si può correggere”

Le pene per l’ex assessore e il dirigente restano con lo sconto. Deciderà la Cassazione

Genova. “Deve prendersi atto che l’ordinamento non conosce ipotesi di rimedio a fronte dell’errore materiale compiuto […] e neppure la correzione invocata dalle parti civili, alla quale sono il responsabile civile Comune di Genova si è opposto, è praticabile come sostenuto dalla corte di Cassazione”.

Con queste laconiche parole il presidente della seconda sezione di corte di appello di Genova Giuseppe Diomeda dichiara il “non luogo a procedere” rispetto alla possibilità di corregge l’errore che ha portato la stessa Corte a ‘scontare’ pesantemente e involontariamente le condanne per l’ex assessore alla protezione civile del Comune di Genova Francesco Scidone e al dirigente Gianfranco Delponte che in appello erano stati condannati a causa dello scambio involontario dei capi di imputazione rispettivamente a 2 anni a 10 mesi e a due anni e nove mesi anziché a 4 anni e 8 mesi e a quattro anni e 4 mesi per omicidio colposo e falsi per la morte di sei donne di cui due bambine nel corso dell’alluvione del 4 novembre 2011.

La Corte aveva fissato un’udienza in camera di consiglio per ‘correggere’ l’errore materiale ma la stessa procura generale, oltre che le difese degli imputati (Scidone è difeso da Andrea Testasecca, Delponte da Romano Raimondo) avevano sottolineato, giurisprudenza alla mano, che tale correzione era impossibile.
Sarà solo la Corte di Cassazione – a cui ricorreranno per motivi diversi sia la procura generale sia gli imputati – a ricalcolare eventualmente le pene.

Al momento quindi, se venissero confermate queste condanne anche nel terzo grado di giudizio Scidone e Delponte non finirebbero in carcere avendo una condanna sotto i tre anni. Diversa la sorte dell’ex sindaco di Genova Marta Vincenzi la cui condanna a 5 anni era stata confermata dalla corte di appello lo scorso 23 marzo.

Incorreggibile anche l’errore della mancata ‘chiamata’ esplicita del Comune di Genova in quanto responsabile civile con la conseguenza che gli imputati rischiano di dover pagare i danni in prima persona senza il pagamento “in solido” da parte dell’amministrazione per cui lavoravano. Anche questo aspetto dovrebbe essere trattato dalla Cassazione.