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Sospetto terrorista arrestato a Principe, il tribunale di Genova dice no alla sorveglianza speciale

Per la sezione misure di prevenzione non ci sarebbe elementi atti a provare la sua appartenenza all'Isis. Assolto in primo grado, a metà maggio per Hosny il processo d'appello

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Genova. La sezione misure di prevenzione del tribunale di Genova ha respinto la richiesta del sostituto procuratore Federico Manotti di applicazione della misura di sorveglianza speciale nei confronti del piazzaiolo di Borghetto Santo Spirito Hosny El Hawari Lekaa, egiziano, arrestato alla stazione Principe il 5 novembre 2016 nell’ambito dell’inchiesta Taqiyya della procura distrettuale antiterrorismo.

In seguito a quell’indagine del Ros, erano stati arrestati e poi condannati per associazione a delinquere con finalità di terrorismo internazionale i fratelli egiziani Hossameldin e Akim Antar, residenti rispettivamente a Finale Ligure e a Cassano d’Adda e Tarek Sakher, algerino di 34 anni a lungo residente a Tradate.

Per Hosny invece il gup Roberta Bossi aveva ritenuto le prove insufficienti. E lo stesso giudice che oggi presiede la sezione che si occupa delle misure di prevenzioni ha oggi respinto la richiesta della procura di applicazione della misura della sorveglianza speciale.
Per il tribunale “le indagini svolte tra cui l’analisi dei supporti sequestrati a Hosny hanno escluso la pubblicazione di immagini, filmati e frasi riconducibili al cosiddetto stato islamico” e le conversazioni raccolte dagli investigatori o sono state estrapolate da un contesto più ampio oppure sono “frutto di un’interpretazione soggettiva degli inquirenti”.
Per il tribunale “i rapporti tra Horny e i tre fratelli Antar non deve essere interpretato quale indice di una comune adesione all’ideologia terroristica – si legge nelle motivazioni del provvedimento – bensì dalla circostanza pacifica che tutti sono nati e vissuti per lungo tempo nel paese egiziano di El Menoufia”.

Ancora, il tribunale ricorda che Hosny “ha sempre svolto attività lavorativa, è una persona regolarmente soggiornante in Italia da molti anni, e incensurata”. Non solo “nel 2011 come documentato da articoli su quotidiani ha salvato una persona disabile da un incendio”. Infine il nome “mero.merotwo” del profilo Facebook “non sarebbe secondo il tribunale “riconducibile a una scelta per nascondere la propria identità bensì come chiaramente emerge dalla telefonata del 10 marzo 2016 con Antar Hossameldin, frutto di pura casualità”.

La procura valuterà nelle prossime settimane se procedere o no con il ricorso in appello. Intanto il 15 maggio davanti alla corte di appello di Genova si terrà il processo di secondo grado per l’indagine Taqiyya a causa dei ricorsi contestuali degli avvocati difensori dei tre condannati e della procura distrettuale antiterrorismo rispetto all’assoluzione di Hosny.