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Ilva, fumata grigia sulla trattativa. Mittal annuncia maxi pacchetto di cessioni in attesa dell’antitrust

Ma il governo lussemburghese si mette di traverso: "Non lo permetteremo"

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Genova. Per ottenere dall’ Antitrust Ue il via libera all’acquisizione del colosso siderurgico italiano, Arcelor Mittal è pronta a cedere una parte non irrilevante dei propri asset europei senza toccare il perimetro delle attività di Ilva. Stamani mentre al Mise continuava il confronto con i sindacati, la società ha reso pubblico il pacchetto di cessioni presentato alla Commissaria Vestager, impegnata nella fasi di revisione dell’operazione di acquisizione. In cima spicca lo stabilimento La Magona di Piombino – unico impianto di acciaio galvanizzato di Arcelor Mittal in Italia – al quale è interessata l’italiana Arvedi con la benedizione dei sindacati. Ma la strada non è in discesa in tutti i Paesi. Tra gli impianti ce n’è uno in Lussemburgo, a Dudelange dove il governo si è infuriato. Il vice premier Etienne Schneider ha annunciato che chiederà alla commissione europea di mettersi di traverso sulla vendita.

”Chiederò che non sia ceduta”, ha affermato sull’onda delle polemiche che si sono sollevate nel Paese. “Obbligando ArcelorMittal a cedere siti produttivi in Europa la Commissione – sostiene Schneider – agisce contro gli interessi della politica industriale Ue poiché impedisce la nascita di un vero ‘campione’ della siderurgia europea in grado di competere sul mercato mondiale”. La società siderurgica oltre a Piombino e Dedelange, ha annunciato che cederà: lo stabilimento di Galati, in Romania; di Skopje, in Macedonia; di Ostrava, nella Repubblica Ceca, oltre alle linee di galvanizzazione 4 e 5 a Flemalle e alle linee di decapaggio a caldo, a freddo, laminazione a freddo e di banda stagnata a Tilleur, tutte a Liegi, in Belgio. Il passo, ufficializzato oggi da ArcelorMittal, era ”atteso da tanto tempo” ha detto il ministro dello sviluppo Carlo Calenda, fiducioso che l’esame dell’Autorità europea si concluda positivamente permettendo ad Ilva di diventare “la migliore acciaieria europea”. “Questo – ha aggiunto – e’ l’ultimo scoglio che rimaneva, ora il nodo e’ solo l’accordo sindacale”. Su questo fronte, l’intesa, non è a portata di mano, ma le parti continuano e vedersi.
Calenda non ha però partecipato all’incontro di oggi, una riunione durata meno di due ore e nuovamente interlocutoria ma forse con qualche spiraglio in più.

Per dirla con il segretario generale della Fiom Francesca Re David: “l’intesa ancora non c’e'” però sembrano aumentare le probabilità che ci sarà, merito forse anche di un capo del personale Am Investco che parla italiano. I sindacati restano fermi nel salvaguardare tutti i 14 mila dipendenti mentre ArcelorMittal vuole assumerne 10 mila

Al tavolo, oggi, ArcelorMittal, secondo quanto riferiscono i sindacati, avrebbe fatto un passo avanti, accettando che la “discontinuità” dei diversi rapporti di lavoro sia “solo formale” e non “nella sostanza delle retribuzioni e nella parte normativa già in essere”. In altre parole, spiega il segretario generale della Fiom Rosario Rappa, “i dipendenti saranno assunti ex novo, ma il contratto farà riferimento alla parte normativa e retributiva di quello vecchio”. Insomma i lavoratori resterebbero sotto l’ombrello dell’art.18 e non saranno soggetti al Jobs Act. Nè, soprattutto, muteranno le condizioni retributive. “La parte fissa del contratto nazionale, l’anzianità di servizio, i livelli retributivi non varieranno” spiega Valerio d’Alo della Fim-Cisl. Restano invece da sciogliere i nodi sulla parte della retribuzione legata ai premi di produzione e di risultato che ArcelorMittal vorrebbe collegare con parametri diversi da quelli seguiti finora.

La trattativa riprenderà il 23 e 24 aprile. Entro un mese dopo, cioè il 23 maggio, l’Antitrust dovrebbe sciogliere la riserva sull’acquisizione da parte di Arcelor sempre che vadano in porto le cessioni annunciate.