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Contro il declassamento dei consultori, sabato 21 aprile le donne genovesi in piazza

Le rassicurazioni della Regione non bastano alle organizzatrici di Non una di meno. La Asl 3 sarà interessata da una riorganizzazione

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Genova. Contro un possibile (ma smentito dalla Regione Liguria) ridimensionamento della rete dei consultori genovesi e liguri, anche a Genova, sabato prossimo 21 aprile, dalle 14 in poi, in piazza Matteotti, il collettivo Non una di meno manifesta “per fermare l’attacco della Regione Liguria al servizio pubblico e al bene comune”.

“Consultori in piazza”, spiegano gli organizzatori, intende dire no al declassamento dei consultori da struttura complessa a struttura semplice, cosa che provocherebbe la separazione della dirigenza fra le diverse attività tra ospedale, salute mentale e struttura di igiene e sanità pubblica.

L’assessore regionale alla Sanità Sonia Viale nei giorni scorsi ha cercato di rassicurare i cittadini: “Ritengo profondamente sbagliato creare infondate preoccupazioni a famiglie e fragilità che certamente non hanno bisogno di allarmismi, tanto gravi quanto inutili in quanto basati sul nulla. In consiglio regionale ha ribadito con chiarezza che non vi è alcun rischio di chiusura o ridimensionamento dei consultori che, anzi, verranno potenziati in quanto costituiscono fondamentali presìdi territoriali”, ha detto.

Per quanto riguarda, in particolare, il passaggio da struttura complessa a struttura semplice, l’assessore Viale precisa che “si tratta di una modifica organizzativa interna che riguarda esclusivamente la Asl 3 Genovese e non incide in alcun modo sull’erogazione dei servizi. Anzi, l’attuazione del piano socio sanitario comporterà una migliore programmazione dei servizi attualmente garantiti”, afferma. Affermazioni che, però, non rassicurano le organizzatrici della manifestazione di sabato.

Il tema del possibile ridimensionamento dei consultori sarebbe stato all’ordine del giorno anche in consiglio comunale, con un’interrogazione della consigliera Pd Cristina Lodi, ma l’assenza dell’assessore al Sociale Francesca Fassio e ha convinto la capogruppo del Pd a ritirare il documento.