21 marzo 1968

Da via Digione, 50 anni dopo, i geologi rilanciano l’allarme per una Genova a rischio crollo

Convegno in piazza Sopranis, vicino al versante della frana che uccise 19 persone, per fare il punto sulle criticità di una città sventrata per costruire

Genova. Esattamente 50 anni fa, il 21 marzo 1968, la città di Genova fu colpita da uno tra gli eventi geo-idrologici più disastrosi della sua storia. Quel giorno, dopo oltre 18 ore consecutive di pioggia, dalla parete rocciosa della Collina degli Angeli si staccò una frana che precipitò sul piazzale dell’edificio al numero civico 8 di via Digione.

La zona della collina era stata trasformata da una serie di pesanti interventi e per via della necessità di costruire il tessuto urbano si fece sempre più vicino ad alcune basi dei fronti di cava.

In via Digione una lastra di roccia delle dimensioni di 50x60x5 metri, circa 15.000 metri cubi di volume, si staccò dalla parete e colpì la base del palazzo, provocando il crollo di un’intera ala. 34 appartamenti. Nella sciagura persero la vita 19 persone e numerose altre rimasero ferite.

Per questo oggi l’ordine ligure dei Geologi, con il Centro studi sotterranei, Sigea e l’istituto Einaudi Galilei hanno deciso di tenere un convegno “Conoscenza del territorio e mitigazione del rischio”, all’interno dell’aula magna della scuola superiore, in piazza Sopranis, nel quartiere di San Teodoro, a pochi passi da via Digione, appunto.

E nei giorni in cui il rischio idrogeologico è tornato di attualità, con i casi di via Berno e via Portazza, i geologi lanciano un nuovo allarme: sono 86 gli edifici costruiti dal 1200 a oggi su antichi rivi ormai interrati e a rischio cedimento. Tra questi alcuni palazzi storici come le cisterne di palazzo San Giorgio, l’Albergo dei Poveri e la Commenda di Pré.

“I piani urbanistici dovrebbero tener conto del tombamento dei numerosi rivi nel medio e basso percorso e delle loro cavità sotterranee, degli sbancamenti e della cementificazione delle alture che mettono continuamente a rischio il territorio cittadino – dice Guido Paliaga del Cnr-Istituto per la ricerca e la protezione idrogeologica – il centro storico si è attestato nella zona più pianeggiante mentre le urbanizzazioni successive dell’anfiteatro hanno occupato le alture, alcune zone hanno un ottanta per cento del consumo di suolo”.

“Genova è costruita su terrazzamenti – dice Riccardo Berardi, ingegnere geotecnico e docente alla facoltà di Ingegneria dell’Università di Genova – ma il territorio si ribella. Ogni scavo che si fa è a rischio e quando si fanno dovrebbero durare poco”.

(la foto storica della frana è tratta da internet, da molare.net)

Più informazioni