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Morte al Vte, i sindacati incontrano l’autorità portuale: “Ritmi di lavoro troppo frenetici”

Le sigle di categoria, dopo la morte di Eugenio Fata, chiedono una sistemazione della viabilità nel terminal

Genova. “Una viabilità migliore all’interno dei terminal portuali è la cosa basilare”. È stata questa la richiesta principale presentata dai sindacati dell’autotrasporto genovese che dopo la morte di un camionista al Vte hanno dichiarato sciopero.

Una delegazione, questa mattina, si è recata a Palazzo San Giorgio per incontrare i vertici di autorità portuale. “Ci sono anche altre misure che potrebbero aiutare a limitare i rischi – spiega Marco Gallo, coordinatore Filt Cgil Genova – ad esempio sarebbe fondamentale non trovare le corsie piene di camion ma anche, e dico una cosa tecnica, potrebbe essere utile che i container avessero le porte rivolte a ponente. Abbiamo scritto molte volte ai vertici di autorità portuale ma per ora le nostre richieste sono rimaste nel cassetto”.

Il problema, continua Gallo, è anche da ricercarsi nelle condizioni di questi lavoratori. “Il ritmo frenetico del lavoro portuale, a volte, può portare a fare errori – dice il sindacalista – e l’incidente di ieri è la dimostrazione che i lavoratori dell’autotrasporto non ce la fanno più a sostenere questi ritmi, imposti da aziende che devono fare fatturato, spinti da committenti che spingono a fare tutto subito a poco costo, dove autorità portuale dovrebbe dettare più regole ai terminalisti”.

Sulla questione anche il commento del coordimanento regionale Usb.”Cordoglio per la nuove tragedia che colpisce la portualità Ligure, si è spento un lavoratore padre di famiglia, è ora di dire basta alla assenza di cultura della sicurezza del lavoro nel trasporto merci – si legge in un comunicato – occorre pensare la sicurezza in questo settore in termini concreti, dotare i lavoratori dei propri rappresentanti alla sicurezza, i cosiddetti Rls di sito. Questi devono operare anche nello specifico dell’area portuale, non delegando ad altri come avviene ora. Basta con gli autisti chiusi nelle cabine di guida sotto pile di container! Occorre prendere misure di sicurezza passiva individuando aree idonee per l’attesa al carico, si deve istituire una formazione adeguata alla sicurezza, con verifiche reali e periodiche senza le quali deve essere vietato l’accesso alle aree del porto. Questo come avviene in altre realtà produttive”.