Le indagini

Incendio al ripetitore Telecom: rogo innescato con fiammiferi e benzina: procura apre inchiesta per terrorismo

Il sistema di videosorveglianza e antintrusione intorno al ripetitore è risultato inattivo da anni

Genova. Un innesco fatto di fiammiferi tenuti insieme da scotch, diavolina, stoffa e benzina contenuta in una bottiglia di detersivo: così è stato dato alle fiamme il ripetitore Telecom di via Forte Begato sulle alture di Genova. Sull’episodio i sostituti procuratori Federico Manotti e Marco Zocco hanno aperto un fascicolo per incendio aggravato dalla finalità di terrorismo affidando le indagini alla digos. L’allarme era stato dato dalla chiamata di alcuni cittadini ai vigili del fuoco: in un primo momento non era stato chiaro se il rogo fosse di origine dolosa: solo ieri mattina gli investigatori hanno trovato chiare tracce dell’innesco.

Il ripetitore Telecom, così come gli altri che si trovano nelle vicinanze, sarebbe dotato di un sistema di videosorveglianza e barriere antintrusione installati ai tempi del G8 ma che non sono più funzionanti da anni. E chi scrive il comunicato di rivendicazione sembra esserne a conoscenza: “Tante le telecamere e i sensori di movimento all’interno dell’area recintata eretti a difesa del mostro metallico, ma la passione per la libertà unita ad un certo grado di determinazione permettono di sorvolare certi ostacoli”.

L’incendio era stato rivendicato nel tardo pomeriggio di ieri attraverso alcuni siti di area anarchica come come un attacco contro le “nuove droghe” fatte di “plastica e silicio”. In attesa di una denuncia da parte di Telecom resta difficile quantificare in danni che sarebbero tuttavia piuttosto ingenti.

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