Spreconi

Giornata Mondiale dell’Acqua, un genovese su tre bocciato in risparmio idrico

Dati emersi da uno studio sulle abitudini più sprecone

Genova. Nonostante alta sia l’attenzione mediatica sull’importanza dell’acqua, i genovesi si scoprono poco attenti a limitare gli sprechi: non si preoccupano di chiudere il rubinetto quando lavano denti e piatti e non si curano di riparare piccole perdite in cucina o in bagno

Si dimenticano di chiudere il rubinetto quando si lavano i denti (42%) o ci si rade (35%), ignorano di riparare una piccola perdita (28%). Ben un genovese su 3 (32%) non presta attenzione al risparmio dell’acqua durante le normali faccende domestiche e, che si tratti di igiene personale o di lavare gli alimenti, a trionfare è il “non ci faccio caso”. Il “tallone d’achille” di uomini e donne? Per lei i capelli, con quasi una donna su 3 che lascia scorrere l’acqua. Per lui la barba, con un uomo su 2 che quando si rade lascia aperto il rubinetto per essere “per comodità”.

E’ quanto emerge da uno studio di In a Bottle (www.inabottle.it) condotto con metodologia WOA (Web Opinion Analysis) su circa 180 genovesi, uomini e donne di età compresa tra i 20 e i 55 anni, attraverso un monitoraggio online sui principali social network per capire gli errori più diffusi sullo spreco di acqua.

Quanta acqua viene sprecata in famiglia? Spiega il dott. Vito Felice Uricchio, Direttore dell’Istituto di Ricerca sulle Acque (IRSA-CNR): “E’ difficile una stima, tuttavia se consideriamo che il consumo pro-capite di acqua potabile per usi domestici è di 425 litri al giorno negli Stati Uniti, e 10 litri nel Madagscar, si può immaginare che ci sono margini per ridurre i consumi. La Commissione mondiale per l’acqua indica in 40 litri al giorno a persona la quantità minima per soddisfare i bisogni essenziali. Attraverso l’osservazione di buone pratiche e/o di tecnologie innovative riterrei che si possa passare dai 241 litri per abitante al giorno a circa la metà”.

Ma quanta attenzione prestano i genovesi al risparmio d’acqua nelle normali attività domestiche? Ad essere molto attento è solo il 13%, mentre ben un genovese su 3 (32%) ne presta poca o nulla. Dall’igiene alla cura della casa, l’ignoranza sul risparmio idrico tocca tutti gli ambiti possibili e immaginabili. In bagno, ad esempio, ci si affida più alla comodità e non sul consumo d’acqua. Ben il 33%, infatti, preferisce riempire una vasca perché “dà più relax” e il 35% si orienta sulla doccia perché “fa perdere meno tempo”.

Per quanto riguarda i denti, il 42% dei genovesi lascia aperto il rubinetto per “risparmiarsi la fatica di aprire e chiudere ogni volta”, e il 21% “non ci fa caso”. Anche barba e capelli sono attività ad alto consumo d’ acqua. Il 35% degli uomini ammette di lasciar scorrere l’acqua quando si radono perché “viene più comodo pulire il rasoio”, mentre il 32% delle donne quando fa lo shampoo lascia aperto il rubinetto per tutto il tempo.

Quasi tre genovesi su 10 (29%), infatti, non adottano alcun accorgimento specifico e solo il 12% controlla periodicamente eventuali perdite. E anche davanti a una perdita ben il 28% dei genovesi ci passa sopra “se non è fastidiosa”, il 25% si informa “per capire se conviene di più riparare o sostituire il pezzo marcio”. Infine l’11% cerca “di rimediare autonomamente”. Ma in realtà, come dimostra uno studio americano di Save Water Today, sostituire una vecchia doccia può portare a un risparmio fino a 2.300 litri di acqua in un anno.

Anche in cucina i genovesi si scoprono spreconi. Parlando dell’uso della lavastoviglie solo il 24% evita di usarla se non pieno carico mentre il 25% sceglie il ciclo di lavaggio “in base alle stoviglie da lavare” mentre il 14% la avvia dopo ogni pranzo se “la quantità di piatti è spaventosa”. Stesso discorso sui piatti da lavare a mano. Il 37% fa tutto sotto l’acqua corrente e solo il 24% raccoglie la giusta quantità d’acqua nel lavello o in una bacinella apposita. E come ci comportano quando devono lavare gli alimenti? Il 41% li sciacqua direttamente sotto il rubinetto perché “si risparmia tempo”, il 19% preferisce l’acqua corrente “perché in una bacinella l’acqua poi si sporca” mentre il 24% si affida a una vaschetta per il lavaggio e all’acqua corrente per il risciacquo.

Ma anche sul lavaggio dell’auto molti genovesi ignorano l’acqua che si potrebbe risparmiare. Solo il 26% utilizza i Car Wash mentre circa uno su 3 (31%) utilizza la canna servendosi dell’impianto del proprio stabile/palazzo e infine c’è chi (16%) utilizza le fontanelle pubbliche.