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Edili: “Dietro la fibra ottica il medioevo”. La denuncia dei sindacati contro lavori mal fatti e mal retribuiti

Presto sarà attivata una commissione ad hoc per fare chiarezza sulla questone

Genova. Una foto di una creuza devastata dall’asfalto che mostra quanta poca sensibilità e quanta poca conoscenza della storia del territorio da parte delle imprese che stanno eseguendo i lavori per la fibra ottica a Genova.

Un’immagine che fa parte di un ampio dossier presentato oggi dai sindacati e che mostra la tante problematiche legate a questi cantieri che da alcuni mesi hanno “invaso” le strade della nostra città per la posa della fibra ottica.

Ma il problema non è estetico e tecnico; i sindacati parlano apertamente di un ritorno al medioevo per questi lavoratori: scorrendo i contratti, infatti, se ne trovano di ogni tipo, da quelli per gli agricoltori fino alle bandanti. Oltre al ribasso di qualità, lo sfruttamento del lavoro per aumentare i profitti.

La conferenza stampa di presentazione del documento è stata organizzata da Fillea Cgil Filca Cisl Feneal Uil.Sono ormai diversi mesi che i cittadini genovesi sono alle prese con i disagi dovuti alla posa dei cavi dedicati alle compagnie telefoniche. Fabio Marante Segretario Generale Fillea Cgil Genova e Liguria, Andrea Tafaria Segretario Generale Filca Cisl Genova, Mirko Trapasso Segretario Generale Feneal Uil Genova hanno partecipato nei giorni scorsi ad una audizione in Conferenza Capigruppo Consiliare nella quale è stata definita la costituzione di una Commissione ad hoc per affrontare la tematica delle lavorazioni relative alla posa della fibra ottica.

Come noto, il Governo, con lo spirito di dotare il nostro Paese di infrastrutture immateriali al passo con l’Europa in maniera capillare e potenziare lo sviluppo della Smart City, ha incaricato Open Fiber – partecipata al 50% da Enel e al 50% da Cassa Depositi e Prestiti – di procedere alla cablatura delle città bandendo gare per l’affidamento delle lavorazioni. Solo su Genova l’investimento pare risultare di circa 60 milioni di euro che potrebbero rappresentare una concreta opportunità di lavoro per il tessuto economico locale e tante occasioni di lavoro per gli edili.

“Ad oggi, però, non sono note le le modalità di aggiudicazioni delle gare da parte della stazione appaltante – spiegano i sindacati – né se queste riguardano importi sopra o sotto la soglia dei 2 milioni di euro (al di sotto della quale è possibile procedere con il massimo ribasso). Tutto ciò rischia di compromettere oggettivamente la qualità delle lavorazioni, la professionalità degli interventi e quindi l’efficacia dell’intervento in termini di costi e tempi. Buona parte delle imprese che oggi operano in questo ambito non sono del territorio, non applicano il contratto collettivo nazionale dell’edilizia, né rispettano le normative in materia di orario di lavoro”.
 
Obiettivo della Commissione sarà dunque di fare chiarezza con la stazione appaltante per costruire assieme un percorso che sancisca che nei bandi di gara il massimo ribasso sia superato dalla condizione economica maggiormente vantaggiosa, con particolare attenzione alla professionalità dei lavoratori ed imprese. “Non vorremmo vivere il paradosso che dietro alla modernizzazione della nostra città si celi il medioevo del lavoro”.