Nasi all'insù

Ansia Tiangong-1, la Liguria non è al sicuro dalla caduta di frammenti della stazione spaziale cinese

Il "palazzo celeste" potrebbe precipitare quasi ovunque sulla Terra attorno alle 11 di mattina di domenica 1 aprile. Se ne sta occupando la Protezione civile nazionale

Genova. Potrebbe essere il pesce d’aprile più terrificante di tutti i tempi, invece sembra proprio che la vicenda del Tiangong-1, la stazione spaziale cinese che potrebbe cadere (quasi) ovunque, sulla Terra, nelle ore della tarda mattina di Pasqua, sia una cosa serissima. Tanto che da ieri anche la Protezione civile nazionale si è riunita con un tavolo tecnico permanente e non è esclusa la convocazione di un Comitato operativo nazionale per analizzare gli scenari in tempo reale.

Tiangong significa “palazzo celeste” in cinese. E già non è molto rassicurante sapere che qualcosa che viene definita “palazzo” sta per caderci letteralmente in testa. In realtà, a precipitare, non sarà l’intera stazione – lunga circa 10 metri, grande come un piccolo autobus – ma dei frammenti. L’oggetto infatti dovrebbe frantumarsi a contatto con l’atmosfera.

Quando? La previsione di rientro sulla terra è stimata per domenica 1 aprile alle 11.26 (ora italiana), con una finestra di incertezza di circa 12 ore. La stazione spaziale era stata lanciata il 30 settembre 2011, e il rientro sarebbe dovuto avvenire nell’Oceano Pacifico, ma è dal marzo 2016 che è iniziata una lenta e progressiva discesa in modo incontrollato.

E dove? Ci sono poche possibilità – circa lo 0,2% – che la stazione Tiangong-1 cada in Liguria. La nostra regione però non è considerata completamente al sicuro. Le previsioni di rientro sono soggette a continui aggiornamenti perché legate al comportamento della stazione spaziale stessa rispetto all’orientamento che assumerà nello spazio e agli effetti che la densità atmosferica imprime agli oggetti in caduta, nonché a quelli legati all’attività solare.

La protezione civile ha diramato un codice di comportamento in caso quello 0,2% si verificasse. Eccolo:

“Sulla base delle informazioni attualmente rese disponibili dalla comunità scientifica, è possibile fornire alcune indicazioni utili alla popolazione affinché adotti responsabilmente comportamenti di auto protezione:
– è poco probabile che i frammenti causino il crollo di edifici, che pertanto sono da considerarsi più sicuri rispetto ai luoghi aperti. Si consiglia, comunque, di stare lontani dalle finestre e porte vetrate;
– i frammenti impattando sui tetti degli edifici potrebbero causare danni, perforando i tetti stessi e i solai sottostanti, così determinando anche pericolo per le persone: pertanto, non disponendo di informazioni precise sulla vulnerabilità delle singole strutture, si può affermare che sono più sicuri i piani più bassi degli edifici;
– all’interno degli edifici i posti strutturalmente più sicuri dove posizionarsi nel corso dell’eventuale impatto sono, per gli edifici in muratura, sotto le volte dei piani inferiori e nei vani delle porte inserite nei muri portanti (quelli più spessi), per gli edifici in cemento armato, in vicinanza delle colonne e, comunque, in vicinanza delle pareti; è poco probabile che i frammenti più piccoli siano visibili da terra prima dell’impatto;
– alcuni frammenti di grandi dimensioni potrebbero sopravvivere all’impatto e contenere idrazina. Si consiglia, in linea generale, che chiunque avvistasse un frammento, senza toccarlo e mantenendosi a un distanza di almeno 20 metri, dovrà segnalarlo immediatamente alle autorità competenti.
In riferimento agli aggiornamenti che perverranno nelle prossime ore, l’ufficio stampa provvederà a dare informazioni tecniche agli organi di stampa e a pubblicare gli aggiornamenti sul sito istituzionale del Dipartimento www.protezionecivile.gov.it”.

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