Verso il 4 marzo

Politiche, mordi e fuggi genovese per Giulia Bongiorno, unica “foresta” delle liste della Lega

L'avvocato, già legale della Sampdoria, e di personaggi che vanno da Giulio Andreotti a Raffaele Sollecito, è candidata al Senato al secondo posto dopo Salvini

Genova. Nel capoluogo ligure ha lavorato parecchio, dal 2000 in poi, quando era stata il legale difensore prima del calciatore blucerchiato Stefano Bettarini e poi di Riccardo Garrone, allora patron della Sampdoria, per questioni legate al calcioscommesse.

Giulia Bongiorno, fra gli avvocati più famosi d’Italia (fra i clienti Giulio Andreotti e Raffaele Sollecito), è candidata al Senato dalla Lega al proporzionale, al secondo posto dopo Matteo Salvini, in Liguria e in altre quattro regioni italiane. Oggi era a Genova per un tour tra tv private e media (non ci sono stati incontri pubblici con i cittadini).

Proprio dalla Liguria Bongiorno, che in passato è già stata parlamentare prima con Alleanza Nazionale e poi con Forza Italia, ha lanciato i suoi strali nei confronti del ministro uscente alla Giustizia, lo spezzino Andrea Orlando (candidato dal Pd in Emilia): “Il peggiore che abbiamo mai avuto – ha detto – e che ha lasciato che svuotassero completamente la legge che avevo realizzato sullo stalking”.

Bongiorno che ha spiegato di essersi voluta candidare sulla Lega perché Salvini parla di certezza della pena e della necessità di un maggior rigore, citato anche i fatti di Macerata. “Se ci sono dei fatti così atroci, se ci sono dei casi in cui il soggetto viene colto in flagranza di reato perché lo Stato deve premiarlo con degli sconti di pena? Ho sentito ieri il ministro Minniti dire che per i presunti omicidi di Pamela non ci saranno sconti, perché saranno inflessibili. Vorrei ricordare a Minniti che è oggettivamente impossibile fare quello che ha affermato perché in Italia esiste l’istituto, che non è stato abrogato dal centrosinistra, che si chiama giudizio abbreviato”.

leggi anche
  • Politiche 2018
    Rush finale per la campagna elettorale, questa volta i politici “big” snobbano Genova