"fermate il massacro"

Ora di silenzio contro la guerra, il presidio dei pacifisti contro l’offensiva turca in Kurdistan

Dopo la partecipazione alla manifestazione di sabato scorso, la causa dei curdi torna in piazza

Genova. Dopo l’incontro istituzionale tra il presidente turco Erdogan e il capo dello stato Sergio Mattarella, da molti descritto come cordiale ma freddo, torna la mobilitazione popolare di piazza contro la guerra turca.

A portare il presidio i pacifisti di “Un’ora di silenzio per la Pace contro la Guerra”, che dal 2001, ogni mercoledì, si ritrovano in piazza De Ferrari alle 18, per protestare, silenziosamente contro la violenza dei conflitti.

L’appuntamento numero 819 è dedicato alla “mattanza” che l’esercito turco sta perpetuando ai danni del popolo curdo, considerato da Erdogan nemico numero uno delle sue mire geopolitiche, misconoscendo il contenimento militare delle milizie curde nei confronti dell’Isis.

“I criminali bombardamenti delle forze armate turche che stanno colpendo il popolo curdo nel cantone di Afrin, hanno già provocato centinaia di morti, feriti e dispersi – si legge nel volantino della manifestazione – Il tutto avviene con la complicità della Russia e degli USA e nel silenzio assordante dell’Europa, interessati esclusivamente alla spartizione del Medio Oriente e a sconfiggere la rivoluzione curda che si impronta alla convivenza pacifica dei popoli attraverso il confederalismo democratico”.

L’appello che i pacifisti porteranno in piazza arriva direttamente da Rete Kurdistan, l’associazione dei curdi in Italia: “Gli attacchi dello stato turco contro Afrin, il Rojava e l’intera Siria del Nord sono un vantaggio per l’ISIS e altri gruppi Salafiti. La Coalizione Internazionale contro l’ISIS deve prendere delle precauzioni in merito e deve impedire gli attacchi dell’esercito turco – ricordano – Lo stato turco in Siria è una forza d’occupazione. La comunità internazionale non deve essere una spettatrice di fronte a questa situazione e bisogna fare in modo che l’esercito turco abbandoni il territorio siriano”. Prima che sia troppo tardi.

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