Il processo

Morte di Adele, qualcuno in ospedale sostituì la sim del suo cellulare

Oggi udienza chiave nel processo a carico di Sergio Bernardin. Rigotti, assolto tre giorni fa, si è avvalso della facoltà di non rispondere

Genova. Qualcuno ad un certo punto tra il momento in cui Adele De Vincenzi viene caricata sull’ambulanza in via San Vincenzo e il momento in cui il cellulare della 16enne, che morirà per un arresto cardiocircolatorio alle 2.55 del mattino del 29 luglio, ha sostituito la sim che si trovava dentro il telefono della ragazza con un’altra. A raccontare questo dettaglio sono stati gli investigatori nella squadra mobile che questa mattina sono stati sentiti nel processo per spaccio e morte come conseguenza di altro reato che vede come unico imputato Sergio Bernardin, vent’anni, che al momento dei fatti era il fidanzatino di Adele.

Il telefono che arriva nelle mani della squadra mobile quella notte risulterà infatti intestato a un cittadino straniero: “Ci siamo accorti che qualcosa non andava perché le celle non corrispondevano gli spostamenti di Adele e non c’era alcun contatto con i cellulari degli amici”. Proprio dai telefoni sequestrati agli amici i poliziotti risalgono al numero di telefono di Adele.

Ma chi ha fatto la sostituzione e perché? Probabilmente l’obiettivo era nascondere delle prove, dei messaggi, anche se dalle indagini successive non sarebbe poi risultato nulla di particolarmente incriminante.

Qualche elemento utile è emerso dalla testimonianza della diciassettenne amica di Adele che era con lei quella notte insieme a Gabriele Rigotti e Sergio Bernardin. “Il telefono me lo diede Sergio e io lo consegnai al medico dell’ospedale” ha raccontato la ragazzina che ha spiegano come “Solo Sergio salì sull’ambulanza mentre io e Gabriele tornammo a casa sua in via Corridoni a prendere lo zaino di Adele per poi tornare in ospedale. Il cellulare non era nello zaini, credo che Adele lo avesse in tasca”. Per il resto la ragazzina ha confermato le dichiarazioni già fatta in incidente probatorio dove affermerebbe fra l’altro che per l’acquisto della droga lei avrebbe dato i soldi al suo fidanzato e Adele avrebbe fatto lo stesso con Sergio.

Ultimo ma rapidissimo teste è stato il diciannovenne Gabrielle Rigotti che solo due giorni fa per gli stessi fatti è stato assolto con rito abbreviato “per non aver commesso il fatto”. “Si tratta di un sentenza provvisoria per cui ci avvaliamo della facoltà di non rispondere” ha detto al collegio l’avvocato Riccardo Di Rella ai giudici.

Nell’udienza di oggi oltre a diversi agenti e funzionari di polizia che hanno curato le indagini è stato sentito anche il spazzino che quella notte vide Adele accasciarsi più volte: “Ero in via San Vincenzo con il furgoncino. Ho visto una ragazza che crollava a terra e i suoi amici che cercavano di rialzarla, ma lei cadeva di nuovo. Io ho proposto loro di chiamare l’ambulanza ma mi dissero di no, che si sarebbe ripresa – ha raccontato il lavoratore – Poi mi sono allontanato, l’ho vista cadere ancora e ho chiamato io i soccorsi”.

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