Liguria, occupazione in crescita: +6,8% dal 2014, 30.000 nuovi posti di lavoro in due anni - Genova 24
Lavoro

Liguria, occupazione in crescita: +6,8% dal 2014, 30.000 nuovi posti di lavoro in due anni

Secondo la rielaborazione dei dati di Inps della Camera di Commercio di Genova. Rixi: "Segnale forte", Cgil: "Aspettiamo dati Istat"

inps

Genova. Occupazione in crescita del 6,8% in Liguria fra il 2014 e il 2017, quasi 30 mila posti di lavoro in più negli ultimi due anni. E’ quanto emerge dall’analisi dei dati forniti dall’INPS al Registro delle Imprese, relativi al numero degli addetti nelle localizzazioni liguri, vale a dire in tutti i luoghi (laboratori, officine, stabilimenti, ecc) in cui le imprese esercitano la propria attività, a partire dal 2014. Per addetti si intendono i dipendenti a libro paga nonché titolari, soci ed eventuali familiari delle imprese del commercio, artigianato e agricoltura.

L’analisi di questi nuovi dati, a cura dell’ufficio studi della Camera di Commercio, consente di tracciare uno spaccato del mercato del lavoro in Liguria tra il 2014 e il 2017. “Ed è un quadro positivo – commenta il presidente della Camera di Commercio genovese, Paolo Odone – perché ne viene fuori una crescita degli addetti che nasce sia dalle imprese liguri sia da imprese di altri territori che hanno stabilimenti o esercizi nella nostra regione. Come sempre la nostra economia si dimostra poco ‘ciclica’, nel senso che siamo ripartiti con un certo ritardo rispetto al resto del paese, ma possiamo dire che la ripresa c’è e i numeri ci hanno sorpreso favorevolmente”.

“I dati, certificati dalla camera di Commercio e dall’Inps, dimostrano che le imprese del territorio stanno ripartendo – dichiara Edoardo Rixi, assessore allo Sviluppo economico della Regione Liguria e candidato della Lega alla Camera – Stiamo convertendo, finalmente, il nostro tessuto produttivo, aiutando i piccoli imprenditori, gli artigiani, i commercianti e il mondo dell’innovazione: i 30mila posti di lavoro generati, in più negli ultimi due anni, sono un forte segnale, nonostante il segnale negativo dell’industria”.

“Commercio, turismo ed export – continua Rixi – insieme agli investimenti sulla filiera logistica sono un ottimo punto di partenza per il rilancio della Liguria. Le aziende evidentemente stanno ritrovando quella fiducia, che negli ultimi dieci anni avevano perso nel grigiore di una politica asfittica del Pd. Con l’azzeramento dell’Irap, i bandi per l’accesso al credito per gli artigiani, il sostegno delle botteghe dell’entroterra, il supporto all’innovazione con bandi da 10 milioni di euro e al turismo con il fondo strategico abbiamo finalmente fatto sentire la Regione vicina alle piccole e medie imprese. Abbiamo intrapreso una strategia innovativa che in Liguria sta portando ai primi risultati. Ora è necessario dare all’intero Paese una visione industriale e di sviluppo, che da anni manca. Com’è indicato nel nostro programma per il governo del Paese, occorre superare gli studi di settore, diminuire la pressione fiscale su imprese e famiglie per liberare energie per lo sviluppo”.

Decisamente più attendista la posizione di Cgil: “Il 13 marzo 2018 saranno licenziati dall’Istat i dati relativi al mercato del lavoro in Liguria nel 2017. Sono gli unici dati ufficiali sull’occupazione in Liguria e province. Spesso i dati Istat sono divergenti da altri dati, come ad esempio quelli dell’Inps licenziati oggi dalla Camera di Commercio, semplicemente perché misurano con metodi differenti fenomeni differenti in tempi differenti. I dati ISTAT parlano di occupati (o disoccupati) considerando tutta la platea dei lavoratori (dipendenti, autonomi, privati, pubblici, regolari e irregolari) con metodologie campionarie e con criteri omogenei in tutta l’Eurozona”.

“E’ importante quindi non confondere occupati e numero di contratti attivati, rilevazioni campionarie con dati amministrativi, dati di flusso con quelli di stock – avvertono i sindacati – i dati Inps misurano il numero di contratti attivati e poiché nello stesso anno la stessa persona può avere più contratti, i numeri rilevati non corrispondono ad altrettanti posti di lavoro. Infine occorre decidere una volta per tutte che se si prende per buono il dato ISTAT sull’occupazione, allora tale fonte deve essere considerata affidabile e di riferimento sempre e non solo quando risponde positivamente ad esigenze dialettiche di parte o di propaganda politica. Ragion per cui parlare oggi di occupazione in crescita considerando i dati INPS è piuttosto avventato in quanto non è affatto escluso, anzi è assai probabile, che complessivamente gli occupati nel 2017 non solo non siano cresciuti ma addirittura siano calati (Istat, III trimestre 2017)”.