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Ilva, nuovo stop agli incontri. Manganaro (Fiom): “Situazione di stallo”

Annullato dal Mise il tavolo del 19. "Incertezza su tutto, Genova compresa"

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Genova. “Magari sarò smentito e gli incontri riprenderanno ma mi sembra di capire che la vicenda Ilva sia finita in una fase di stallo da cui difficilmente usciremo prima delle elezioni e del pronunciamento del Tar di Lecce previsto per il 6 marzo sul ricorso presentato dal governatore Emiliano”. Il segretario genovese della Fiom Bruno Manganaro commenta così lo stop agli incontri sull’Ilva arrivato ieri dal Mise che ha cancellato il tavolo del 19 febbraio.

“Già il tavolo del 12 febbraio a cui noi genovesi della Fiom non siamo andati era stato completamente inutile ma anche in quel caso è stato fatto il tentativo chiedere esplicitamente numeri e organici perché non è possibile continuare a discutere di cosa fa Mittal nel mondo senza entrare nello specifico di quel che vuol fare con gli stabilimenti di Novi, Genova e Taranto”.

O meglio, qualche idea il sindacato ce l’ha circa le intenzioni di Mittal, ma si tratta di frasi dette a mezza voce che nessuno – dopo che il primo piano esuberi di Mittal aveva provocato proteste e scioperi a Genova – ha il coraggio di mettere nero su bianco: “Il sospetto è che i 10 mila addetti di Mittal siano oggi una mediazione ma a conclusione del percorso i dipendenti saranno 8600 come voleva fin dall’inizio. E anche rispetto al salario, sembra probabile che la parte legata ai premi sarà di fatto rinviata a quando l’azienda farà degli utili”.

Anche rispetto a Genova “non si riesce ad uscire dalla situazione di incertezza anche rispetto alle aree” spiega Manganaro. In pratica negli incontri con Comune e Regione Liguria Mittal avrebbe spiegato di essere interessata a tutte le aree ma di essere disposta a cederne 25 mila metri quadri per il trasferimento di Carmagnani e Superba: “Anzitutto – commenta il segretario della Fiom – 25 mila metri quadri equivalgono a 25 dipendenti in pratica. E degli altri 200 cosa ne facciamo? Poi non è detto che Carmagnani e Superba siano interessate al trasferimento, che questo sia consentito dalle regole di sicurezza del porto e info infine, le due aziende i loro dipendenti già li hanno quindi difficilmente avranno spazio per altri 25-30 lavoratori”.