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Elezioni, risultato ligure più incerto che mai: e i partiti “al verde” rinunciano ai sondaggi

Tutte le segreterie si affidano a studi nazionali. Ecco come potrebbe andare e com'era andata nel 2013

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Genova. La campagna elettorale più breve della storia è anche una di quelle con meno disponibilità economiche da parte di partiti, movimenti e soggetti politici. Raccontate a un turista, per le strade di Genova o di un’altra località, che tra due settimane l’Italia va al voto. Non vi crederà: “Dove sono i manifesti?”.

Qualcuno è spuntato, negli ultimi giorni, ma è innegabile che la campagna elettorale di quest’anno, se ci passate la similitudine, sia come un “Natale senza luminarie”. E tutto questo si rispecchia anche nelle strategie interne ai partiti. Nessuna segreteria locale, per esempio, ha fatto commissionarie sondaggi e indagini per capire quale direzione stiano prendendo i vari collegi.

Il Movimento 5 Stelle, proprio ieri, presentando i propri candidati regionali ha rivendicato con orgoglio la decisione di non aver fatto fare sondaggi. Non tanto per motivi economici, ha sottolineato la consigliera regionale Alice Salvatore, “quanto per evitare di scannarci su collegi più o meno certi, come fanno gli altri partiti”.

“Zero sondaggi” è l’informazione che arriva anche dagli uffici della Lega. Mentre Partito Democratico e Forza Italia si affideranno ai sondaggi fatti realizzare dalle segreterie nazionali. C’è da dire che rischiano di essere poco utili, però. In passato la Liguria, solo in parte, ha avuto un andamento che poteva sovrapporsi a quello nazionale (Nel 2013, per esempio, il M5S aveva raccolto un 7% di voti in più rispetto alla media nazionale).

Questo fine settimana, 14 giorni esatti prima del voto, tutti i sondaggi – anche quelli noti alla maggior parte dei cittadini perché commissionati da quotidiani e tv nazionali – dovranno essere silenziati per legge. Per farsi un’idea si potranno consultare le quote delle agenzie di scommesse estere – sì, si scommette anche sulle elezioni italiane – ma altrimenti gli ultimi riferimenti saranno quelli di queste ore.

La situazione dei partiti in Italia secondo gli ultimi sondaggi. Facendo una media tra i sondaggi dei più noti istituti la coalizione di centrodestra è vicina a raggiungere il 40% (con Forza Italia intorno al 16%, Lega al 14% e Fratelli D’italia tra il 4 e il 6%), il MoVimento 5 Stelle è però il primo partito con il 27-29% di preferenze. secondo le ipotesi dei sondaggi. Il Partito Democratico viaggia tra il 20 e il 23%, una percentuale deludente rispetto alle attese di Renzi (ricordate il 40% delle europee?), e con gli alleati può recuperare per il centrosinistra tra i 4 e i 7 punti percentuali. Liberi e Uguali si attesta sul 5% mentre altri partiti (Potere al Popolo, Rifondazione, Casapound, 10 volte meglio) difficilmente supereranno il 3%. Su questi dati pesa quello del “primo partito” nazionale: quello dell’astensione e dell’indecisione, saldo tra il 37 e il 40%. Quest’ultimo dato fa pensare a un risultato ancora piuttosto aperto, il 4 marzo.

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E in Liguria? I giochi sono aperti, alla Camera, nei collegi uninominali 3 (Genova Serra Riccò) e 4 (Genova Bargagli), dove prende il seggio chi si assicura un voto più degli altri e la corsa è a 3: tra centrodestra, M5S, centrosinistra. Lo stesso vale per il Senato (Liguria 2 è l’uninominale più incerto). Sarà poi da capire quanti parlamentari riuscirà a eleggere ciascun partito attraverso il voto nei collegi plurinominali, che sono Liguria Ponente e Liguria Ponente per la Camera, e un unico collegio per il Senato.

Chi si ricorda il 2013?. In Liguria, alle ultime Politiche, aveva vinto la coalizione del centrosinistra con il 31,1% di preferenze – dati relativi alla Camera – di 27,7% per il Pd, 3,1% per Sel e 0,2% per Centro Democratico. Il primo partito era il Movimento 5 Stelle, che aveva ottenuto in Liguria il 32,1% delle preferenze (il 25% a livello nazionale). Nel centrodestra (coalizione al 23%), il Pdl era arrivato al 18,7%, l’allora Lega Nord al 2,3%, Fratelli D’Italia all’1,4% e La Destra di Storace allo 0,6%. Il quarto polo, trainato da Scelta Civica di Mario Monti, aveva incassato un 9,9% di preferenze.