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Commercio selvaggina e deroghe ai divieti di caccia, gli animalisti: “Ecco perché il governo impugna legge Liguria”

L'esposto delle associazioni LAC, LAV, LIPU, ENPA e WWF

Genova. Commercio della selvaggina, deroghe ai cacciatori privati utilizzati per il controllo faunistico,  autorizzazioni per gli interventi nei corsi d’acqua. Sono i punti “caldi” sotto la lente della Lega Abolizione della Caccia che spiega i perché dell’impugnativa da parte del governo parte del “Collegato alla legge di stabilità 2018 ” (legge regionale Liguria n. 29 del 29/12/2017).
“E’ stato accolto l’esposto  di cinque  associazioni per la tutela di fauna e ambiente (LAC, LAV, LIPU, ENPA,WWF): contestiamo gravi illegittimità in materia di tutela e gestione  della fauna, così come sulle autorizzazioni per gli interventi nei corsi d’acqua – spiega in una nota  la Lega Abolizione della Caccia – Il Consiglio dei Ministri nella seduta di ieri, 22/2/2018, ha deliberato di impugnare presso la Corte Costituzionale alcuni articoli, in materia di ambiente e fauna selvatica, contenuti nella legge regionale della Liguria n. 29/2017 :  si tratta una sorta di provvedimento legislativo  “calderone” , ormai consuetudine di fine anno del Consiglio regionale ligure, che raggruppa molte disposizioni su diversissime materie”.

Gli animalisti attaccano e spiegano. “Il Consiglio Regionale della Liguria inciampa clamorosamente , in particolare,  su tre articoli; infatti i ministeri interessati hanno ritenuto le seguenti norme, tra quelle approvate in Via Fieschi , in netto contrasto con la normativa statale del settore – elencano i rappresentanti della Lega Abolizione della Caccia – E’ reato commercializzare in sagre e manifestazioni gastronomiche la selvaggina abbattuta a caccia (ossia quella non proveniente da allevamenti), e pertanto la Regione non può aggirare (come ha fatto a fine 2017) tale  divieto consentendo comportamenti che in tutta Italia sono penalmente sanzionati; le norme nazionali mirano infatti ad evitare che fenomeni di lucro contribuiscano ad impoverire il patrimonio faunistico,  anche per esemplari morti  appartenenti a specie cacciabiili; Per il controllo faunistico nei periodi e nelle zone di divieto di caccia la Regione non può avvalersi di cacciatori privati a qualunque titolo, dato che tale funzione è competenza esclusiva degli agenti pubblici di vigilanza venatoria; peraltro la Corte Costituzionale aveva già censurato la Regione Liguria  (così come Veneto e Friuli) lo scorso giugno per una disposizione assai simile; del resto la Regione Liguria aveva  scelto di assorbire (nel gennaio 207)  solo 20 su complessivi 80 degli ex agenti di polizia provinciale, col disastroso risultato di picconare la vigilanza nel territorio rurale”.

La Lega Abolizione della Caccia aggiunge: “La Regione Liguria ha tentato di sostituire le prescritte autorizzazioni idrauliche, concernenti una serie di interventi in alveo (inclusa la movimentazione di materiale litoide o la manutenzione di manufatti) da parte di soggetti privati e pubblici, con una mera comunicazione alla Regione stessa entro 30 giorni prima dalla data di inizio attività.
Ciò appare in contrasto con le disposizioni nazionali  (Testo Unico sulle opere idrauliche) in materia autorizzativa per tali attività”.