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Un “tè delle cinque” con gli antiquari per parlare di musica e arte

Genova. avvio della settimana ad Antiqua, il tradizionale appuntamento della Fiera di Genova dedicato all’antiquariato di qualità è nel segno della divulgazione. Ad affiancare la sezione espositiva con cinquanta selezionati antiquari provenienti da tutta Italia, la rassegna propone per la prima volta quest’anno un ciclo di eventi che hanno l’obiettivo di avvicinare il mondo delle arti, figurative e musicali, della città al pubblico della fiera. Cibo per gli occhi quindi ad Antiqua e cibo per la mente e per le orecchie nelle intenzioni degli organizzatori che hanno trovato terreno fertile nelle più qualificate realtà culturali e formative della città.

A “I tè delle cinque” la settimana inizia con “Nel salotto di Rossini”, una conversazione fra musica e cucina a cura di Roberto Iovino, direttore del Conservatorio Niccolò Paganini di Genova e Cristina Iovino. Partendo dal salotto del “Cigno di Pesaro” si passerà a ricordare i gusti gastronomici del celebre operista per coinvolgere poi, attraverso aneddoti vari, diversi altri musicisti celebri che hanno dimostrato un particolare attaccamento alla buona tavola. Al flauto Marta Caccialanza, Dario Bonuccelli al pianoforte.

Martedì 23 gennaio l’incontro con Giulio Sommariva, storico dell’arte e conservatore del Museo dell’Accademia Ligustica di Belle Arti di Genova, avrà come tema le marine e i paesaggi della Riviera ligure nelle collezioni dell’Accademia, un excursus nella pittura di paesaggio: dalle grandi tele di Tammar Luxoro e Benedetto Musso della collezione Maglione Oneto, fino alle vedute di Saccorotti e alle affascinanti scogliere di San Fruttuoso di Rubaldo Merello della prestigiosa collezione Oberti.

Appuntamento fisso, dalle 15 alle 17, nel laboratorio di sartoria teatrale allestito all’interno di Antiqua, con gli studenti del corso di Costume per lo Spettacolo dell’Accademia, coordinati dalla docente Francesca Marsella, impegnati nella realizzazione di due costumi d’epoca femminili ispirati alla moda e al teatro del Cinquecento. Per confezionare gli abiti si parte dai cartamodelli originali dell’epoca e si utilizzano vecchi jeans di riciclo e tessuto di jeans reinterpretato, in modo libero e creativo, attraverso tecniche pittoriche, decorative e sartoriali.