Decreto mezzogiorno

Sacchetti della spesa: obbligatori e a pagamento e no, non potrete portarli da casa

Abbiamo fatto un mini-tour nei supermercati per capire dove costeranno di più: si va dai 2 centesimi di Coop ed Ekom ai 4 di Gulliver

Genova. La stangata della plastic bag arriva al Gulliver, dove gli shopper bio e compostabili a pagamento da oggi – per legge – costeranno la bellezza di 4 centesimi. Un centesimo in meno per Carrefour e Pam, mentre Coop, Basko ed Ekom hanno deciso di fissare il prezzo a 2 centesimi.

Sono solo alcuni degli esempi di come cambia (poco, ma cambia) la spesa al supermercato dopo l’entrata in vigore, dal 1 gennaio, dell’articolo 9-bis della legge di conversione 123/2017, il cosiddetto decreto Mezzogiorno, che prevede che 1) i sacchetti di plastica leggeri e ultraleggeri utilizzati per frutta, verdura, ma spesso anche per gastronomia, carne e pesce, saranno sostituiti da sacchetti biodegradabili e 2) che questi sacchetti “ecologici” dovranno essere venduti separatamente, a pagamento.

La norma non riguarda solo la grande distribuzione, ma anche i piccoli negozi anche se qui – come pure nei mercati comunali – l’adesione alla legge sembra essere, per ora, più flessibile. In molti continuano a non fare pagare i sacchettini, o a usare quelli di carta ma, attenzione, per chi non rispetta la nuova normativa sono previste sanzioni amministrative pecuniarie da 2.500 a 25mila euro.

La grande beffa e, l’assurdità della legge, però è un’altra: se è vero che la normativa nasce per questioni ambientali non si capisce perché non si possa aggirare il nuovo obbligo di pagare le bustine portandosele da casa. Per ragioni igieniche, infatti, sarà vietato riutilizzare sacchetti all’interno del supermercato per imbustare frutta, verdura, pane e altri alimenti sfusi. Il ministero dell’Ambiente ha proprio precisato che l’obbligo di pagare i sacchetti sarà accompagnato dal divieto di riutilizzo delle buste biodegradabili per ragioni igieniche: quindi si vogliono limitare i sacchetti in circolazione o no?

In uno dei supermarket dove siamo entrati per capire quanto costeranno i nuovi sacchettini (la legge fissa un prezzo massimo di 5 centesimi) ci hanno risposto allargando le braccia: “Per ora è così – ha detto una commessa – poi si vedrà”.

E c’è chi trova escamotage alternativi. Come il consigliere comunale del Movimento 5 Stelle Luca Pirondini: “Prezziamo direttamente i singoli pezzi di frutta o verdura”. In realtà, l’immagine delle arance, come quella di altra frutta, sta circolando sui social da diverse ore. Ma no, non è concesso neppure fare così, per ragioni igieniche, spiegano dai supermercati.

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