Il processo

Processo Amiu, l’ex dirigente Grondona: “Le cene e le escort? Ognuno ha i suoi vizi”

"Ma non erano tangenti, a Mamone davo ogni volta cento euro per le serate"

Genova. “Le cene e le escort? Sono il mio vizio, ognuno ha i suoi, ma non erano tangenti per ottenere appalti”. A parlare è Corrado Grondona, ex dirigente Amiu arrestato a fine 2014 per i festini con le escort che secondo gli inquirenti venivano pagati da una cerchia di imprenditori che ruotavano intorno ai lavori appaltati dall’azienda multiservizi per l’igiene urbana di proprietà al 100% del Comune di Genova.

“Conoscevo Vincenzo Mamone da tanti anni ma a fine serata gli lasciavo sempre 100 euro” ha detto Grondona che oggi, interrogato per oltre quattro ore dal pm Paola Calleri nel processo che lo vede imputato per corruzione insieme ad altre nove persone tra imprenditori e dirigenti Amiu, ha ripercorso il lungo interrogatorio che si era svolto poco dopo il suo arresto.

Grondona era stato arrestato insieme agli imprenditori Gino, Vincenzo e Luigi Mamone e Claudio Deiana nel 2014. Gli altri imputati sono Stefano e Daniele Raschellà, imprenditori, e i tre dipendenti Amiu Carlo Sacco (direttore della discarica di Scarpino); Massimo Bizzi e Roberto Ademio (funzionari dell’azienda). Le accuse, a vario titolo, sono associazione a delinquere finalizzata alla corruzione e la turbativa d’asta. Secondo l’accusa, gli imprenditori avevano ottenuto quattro milioni di appalti, senza alcuna gara, dopo aver offerto a Grondona serate a base di sesso. I carabinieri del Noe, però, avevano scoperto che il funzionario avrebbe intascato anche vere e proprie mazzette in contanti.

Quei soldi, sostengono gli inquirenti, sarebbero finiti in conti in Svizzera. “Quelle cene – ha detto Grondona in aula – erano goliardate a cui io partecipavo mettendo la mia quota, ma non erano finalizzate ad assegnare gli appalti. Vincenzo Mamone era un amico di vecchia data e il fratello Gino lo incontravo fuori dagli uffici perché sapevo che era una persona chiacchierata e non volevo che lo vedessero in sede”. “Quando arrivai – ha continuato l’ex funzionario – i bilanci di Amiu erano un disastro. Nei quattro anni che ho lavorato lì l’azienda ha iniziato a risparmiare 100 mila euro all’anno”.

Grondona ha ‘giustificato’ il suo tenore di vita di cui il pubblico ministero gli ha chiesto conto con il suo stipendio: “Guadagnavo circa 4 mila euro al mese, integrato dal lavoro di mia moglie” con l’eredità lasciatagli dalla madre.

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